Io sono nata e cresciuta in una famiglia di testimoni di Geova. A 16 anni mi sono battezzata; credevo di avere la verità. Andavo a predicare, portando il nome di Geova alle persone, anziché quello di Gesù Cristo. In seguito mi sposai e mi trasferì in Germania. Tre anni dopo, mio marito smise di frequentare le riunioni dei testimoni di Geova, ma io continuai ad andare lo stesso, da sola. Nonostante avessi tanti “amici”, mi sentivo sola, giù di morale, depressa ... Oppressa dai tanti compiti da svolgere per l’organizzazione, come per esempio: andare in servizio per fare proseliti, prepararsi per le adunanze, studio personale, studio per i figli, ecc… Tutto questo per dieci anni. Piano, piano iniziai ad avere dei dubbi. Mi chiedevo se Dio volesse veramente tutti questi sacrifici da noi. Cominciai a saltare le adunanze. Un giorno, facendo ricerche su Internet, andando alla voce “Messaggi subliminali”, mi comparvero anche libri dei Testimoni di Geova, in cui c’erano anche messaggi subliminali a sfondo satanico, rimasi schioccata! Ad un certo punto ebbi paura di approfondire, ma poi, continuai a fare altre ricerche, confrontai queste figure demoniache con quelle dei libri che avevo a casa, erano molto evidenti. Un libro in particolare li conteneva "Rivelazione il suo grandioso culmine è vicino".
martedì 8 marzo 2016
lunedì 29 febbraio 2016
I nostri corpi, come tende.
Quando da piccola andavamo in campeggio al mare, pensavo che vivere in una tenda fosse la più grande delle avventure. Sabbia sul pavimento? Cosa importa? Le zanzare? Basta una zanzariera. Sporco o pioggia? Non fa male a nessuno! Vivere in una tenda è proprio divertente! Ora, circa trent'anni dopo, la storia è diversa. A me e a mio marito piace il campeggio, ma non posso starci per molto. Per qualche motivo vivere in una tenda sembra diventare sempre più estenuante ogni anno che passa. Sabbia, zanzare, sporco, pioggia? Ve la lascio! Mi dico dopo quattro o cinque giorni! Forse è per questo che l'apostolo Paolo (che lavorò come costruttore di tende) paragonò la vita nei nostri corpi alla vita in una tenda. Una tenda è solamente qualcosa di temporaneo. Possiamo sopportarla solo per un po'; e ogni anno che passa troviamo sempre più estenuante vivere in questi corpi. Non sei contento che non dovremo gemere e bramare per sempre in queste tende, come dice Paolo in 2 Corinzi 5? Quando penso a questo mi viene in mente la storia di Steve Coyle. Steve, che viveva alle Hawaii, andava a nuotare per un'ora ogni mattina. Un giorno, un incidente mentre si tuffava danneggiò gravemente la sua spina dorsale. Si riprese da quell'incidente, ma tre mesi dopo ne ebbe un altro che lo rese tetraplegico. Persino in questo stato, Steve non si lamentò mai della sua paralisi.
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lunedì 15 febbraio 2016
Il miracolo più grande è stato incontrare Gesù, e non come una religione.
Questa è una storia vera, ed è la mia storia. Non potrò mai dimenticare quella sera...
Sono nato in Sicilia nell'era in cui in Italia il boom economico (anche se la Sicilia non ha mai realizzato un vero boom economico), cominciava a dare i suoi primi frutti sull'economia delle famiglie; educato secondo i canoni tradizionali a cui ogni famiglia del tempo faceva riferimento, senza eccessi, ma anche senza penurie, sono cresciuto come tanti altri miei coetanei adeguandomi alle circostanze di un'era che aveva qualcosa di nuovo, e che non si rassegnava a lasciare il vecchio. L'educazione spirituale era quella cattolica, così ho avuto modo di ricevere nella mia vita quei sacramenti, di cui in realtà non capivo né il valore e neanche la necessità, ma era ciò che tutti facevano, e che per tradizione si è sempre accettato senza porre tante domande. Così, crescendo cominciai a fare come faceva mio padre e mio nonno prima di lui, mi recavo in chiesa la domenica mattina non certo per ascoltare le cose che riguardavano Dio (quelle erano discorsi per donne e per vecchi), cominciando a maturare in me l'idea che Dio in realtà non esisteva, era un'invenzione dell'uomo per mascherare la sua debolezza e la necessità di avere almeno la speranza in un qualcosa che nessuno può vedere, un vero uomo neanche pensa di parlare di Dio;
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martedì 19 gennaio 2016
Anch'io ero cattolico
Dove si nasce, con chi si nasce e dove ti trovi ha una sua grande importanza. La famiglia, il paese, la cultura, l'educazione ricevuta ma soprattutto la religione, o meglio ancora la fede, sarà quella che più inciderà nel tuo cuore. L'essere umano è una creatura con una capacità intellettiva grandiosa, eppure senza Dio è solo uno stolto. Potrà essere la persona più intelligente del pianeta, ma senza Dio rimarrà sempre uno stolto. Non dare spazio a Dio nel nostro cuore, nella nostra mente e nei nostri pensieri, ci fa essere persone miserabile e spesso crudeli del pianeta. C'è da dire che nessuno è nato con una fede particolare, e nessuno sarebbe capace di distinguere la minima cosa nel regno spirituale, se Dio non gli concedesse la Sua grazia. Per questo che è molto importante dove si nasce, ma soprattutto che eredità spirituale possiedi. Mosè, Davide, Giuseppe, Daniele, Isacco, Abramo ecc., tutti questi grandi uomini di Dio,
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giovedì 14 gennaio 2016
Il peccato: una handicap invalidante permanente.
Conoscevamo un uomo in Inghilterra, che non aveva figli, sebbene lui e la moglie avessero pregato a lungo e intensamente perché Dio concedesse loro un bambino in grado di rallegrare la loro vita. L'uomo viveva in una zona economicamente depressa della Gran Bretagna e lavorava in un enorme stabilimento industriale. Il lavoro in fabbrica era fortemente influenzato da un sindacato comunista a cui aderiva la maggior parte dei suoi colleghi di lavoro, e questo non gli rendeva la vita facile. Poi un giorno sua moglie gli disse che era incinta! La loro gioia non conobbe limiti, e in qualche modo lavorare in quell'ambiente ostile assunse una prospettiva completamente nuova. Era più facile ora sopportare le osservazioni beffarde, o perfino il silenzio a cui era costretto e che era il modo preferito dai suoi compagni per punire un lavoratore che non voleva conformarsi alle credenze politiche diffuse. Giunse il momento del parto, e purtroppo vennero a sapere che la bambina era Down.
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domenica 27 dicembre 2015
Ama il tuo nemico!
Alle nove e mezza della sera del 16 luglio 1985, uscii di casa all'aeroporto di Karaci per incontrare un collega. Arrivai con dieci minuti d'anticipo, così mi misi a passeggiare su e giù nella parte esterna del complesso aeroportuale. Mentre stavano attraverso l'atrio delle partenze, un uomo mi diede un colpo sulla spalla e mi chiese se conoscevo l'uomo che mi stava indicando. Osservai quell'uomo, che sembrava un pachistano, e dissi di no. Mi voltai per continuare a camminare, ma il mio interlocutore insistette che quell'altro uomo era un mio amico. Ripetei che non lo conoscevo e che dovevo incontrare con una persona agli arrivi. Mi chiese di accompagnarlo all'ufficio controlli sicurezza. Mi misi nuovamente a protestare, quando dieci - quindici agenti della sicurezza mi circondarono
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mercoledì 2 dicembre 2015
"Voglio entrare nella vita di Dio"
"Voglio entrare nella vita di Dio," disse il giovane che giunse in casa mia in una tarda serata del 1961. "Perché" chiesi. "Perché voglio che i miei peccati siano perdonati, e alla mia morte voglio andare in cielo" replicò. Il suo nome era Paulo, e aveva sedici anni. Sembrava così timido ed insignificante che ebbi dei dubbi ad immaginarlo capace di resistere alla persecuzione che sicuramente sarebbe seguita. Gli dicemmo che cosa era successo ad altre quattro persone che, in diverse occasioni, erano entrate "nella vita di Dio", e come nessuno di loro sia stato in grado di perseverare. Paulo era molto determinato. Il suo ragionamento era che, anche se lo avessero ucciso, lui non avrebbe avuto nulla da perdere e tutto da guadagnare. Ci inginocchiammo insieme e fece la sua prima preghiera, chiedendo al Signore di perdonare i suoi peccati e di venire nel suo cuore. Due giorni dopo tornò da noi, estremamente combattuto. Aveva detto alla sua famiglia che non avrebbero più dovuto fare sacrifici per lui e che in futuro voleva essere dispensato dalla partecipazione a tutte le cerimonie. Ciò che era seguito fu anche peggio di quello che avevamo previsto. Gli anziani del suo villaggio Papel si riunirono insieme ammonendolo e minacciandolo (e che un giovane rifiutasse gli ammonimenti degli anziani era una cosa inaudita). Da momento che Paulo era rimasto fermo sulle sue posizioni, tutti i suoi parenti vicini e lontani si riunirono e lo piansero in un funerale. Il suo fratello maggiore, quella mattina, si era recato nei campi minacciandolo che se non avesse abbandonato "la vita di Dio", al suo ritorno, quella notte, lo avrebbe picchiato fino a quando non avesse ritrattato, o non fosse morto. Anche suo zio minacciò di ucciderlo, e poi di suicidarsi. Paulo lasciò quella massa esaltata di persone che si lamentavano, e corse da noi. Che cosa potevamo fare? Non ce la sentivamo di azzardarci di tenerlo al centro missionario. Dopo aver pregato per lui e aver provato ad incoraggiarlo, lo accompagnammo a casa e non riuscivamo proprio ad immaginare quello che ci aspettava. Appena entrati nel recinto, sembrò che il Signore avesse fatto calare la calma su tutti loro ed essi ci si riunirono intorno per ascoltare quello che Domingos (un evangelista locale) aveva da dire. Predicò con potenza per circa un'ora, mentre loro erano fermi, immobili, senza quasi fare caso neppure alle zanzare. Quando finì, Paulo, in maniera pacata ma ferma, confessò la fede che aveva appena trovato e parlò della gioia che il Signore gli aveva detto di ubbidire ai suoi genitori e di rispettarli, e che il suo desiderio era quello di rimanere con loro e di lavorare per loro fino a quando non avessero accettato anch'essi Cristo quale Signore e Salvatore. Era stata ottenuta una vittoria. Ora tutti gli occhi erano puntati su di lui per vedere se gli spiriti della tribù si sarebbero presi la loro vendetta. Paulo fu il primo convertito di Biombo a rendere una testimonianza così chiara. Sentivamo che, se avesse continuato così, avrebbe potuto sicuramente essere la chiave per aprire le porte della tribù dei Papel. Nella storia della chiesa Papel, la vicenda di Paulo ha un posto di tutto rilievo. Una settimana o due dopo la sua conversione si presentò sulla nostra strada trascinandosi dietro un'automobilina giocattolo fatta in casa con una corda. Il mio cuore ebbe un cedimento. "E' soltanto un bambino" pensai. "Non potrà mai reggere a tutte quelle pressioni". Mi sbagliavo. Resse. Più tardi gli insegnai a leggere ed egli aiutò nella traduzione del Nuovo Testamento. Prestò anche servizio nel piccolo ambulatorio che gestivamo, dove la sua vibrante testimonianza, insieme con i miracoli di guarigione che il Signore ci donò, pose le basi della chiesa Papel. Alla fine, durante la guerra d'indipendenza, Paulo fu arruolato nell'esercito portoghese. L'obiezione di coscienza non era ammessa, ma egli ebbe fede nel Signore che non avrebbe mai dovuto uccidere. Dio rispose alla sua preghiera: gli fu insegnato a guidare e passò tutto il tempo a guidare Jeep, senza mai sparare un colpo. Più tardi si stabilì nella capitale e, insieme con altri, conquisto molti Papel alla fede in Cristo, e vi fondò due grandi chiese Papel. Paulo fu per diversi anni presidente dell'intera chiesa evangelica della Guinea Bissau. E' ancora un pastore nonché un membrò attivo del Consiglio di Chiesa. Nel corso degli anni, la chiesa di Biombo è cresciuta, arrivando a contare molte chiese. Da un inizio minuscolo, ora ci sono più di duemila credenti Papel nella Guinea Bissau, più alcuni altri in Portogallo.
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