"Voglio entrare nella vita di Dio," disse il giovane che giunse in casa mia in una tarda serata del 1961. "Perché" chiesi. "Perché voglio che i miei peccati siano perdonati, e alla mia morte voglio andare in cielo" replicò. Il suo nome era Paulo, e aveva sedici anni. Sembrava così timido ed insignificante che ebbi dei dubbi ad immaginarlo capace di resistere alla persecuzione che sicuramente sarebbe seguita. Gli dicemmo che cosa era successo ad altre quattro persone che, in diverse occasioni, erano entrate "nella vita di Dio", e come nessuno di loro sia stato in grado di perseverare. Paulo era molto determinato. Il suo ragionamento era che, anche se lo avessero ucciso, lui non avrebbe avuto nulla da perdere e tutto da guadagnare. Ci inginocchiammo insieme e fece la sua prima preghiera, chiedendo al Signore di perdonare i suoi peccati e di venire nel suo cuore. Due giorni dopo tornò da noi, estremamente combattuto. Aveva detto alla sua famiglia che non avrebbero più dovuto fare sacrifici per lui e che in futuro voleva essere dispensato dalla partecipazione a tutte le cerimonie. Ciò che era seguito fu anche peggio di quello che avevamo previsto. Gli anziani del suo villaggio Papel si riunirono insieme ammonendolo e minacciandolo (e che un giovane rifiutasse gli ammonimenti degli anziani era una cosa inaudita). Da momento che Paulo era rimasto fermo sulle sue posizioni, tutti i suoi parenti vicini e lontani si riunirono e lo piansero in un funerale. Il suo fratello maggiore, quella mattina, si era recato nei campi minacciandolo che se non avesse abbandonato "la vita di Dio", al suo ritorno, quella notte, lo avrebbe picchiato fino a quando non avesse ritrattato, o non fosse morto. Anche suo zio minacciò di ucciderlo, e poi di suicidarsi. Paulo lasciò quella massa esaltata di persone che si lamentavano, e corse da noi. Che cosa potevamo fare? Non ce la sentivamo di azzardarci di tenerlo al centro missionario. Dopo aver pregato per lui e aver provato ad incoraggiarlo, lo accompagnammo a casa e non riuscivamo proprio ad immaginare quello che ci aspettava. Appena entrati nel recinto, sembrò che il Signore avesse fatto calare la calma su tutti loro ed essi ci si riunirono intorno per ascoltare quello che Domingos (un evangelista locale) aveva da dire. Predicò con potenza per circa un'ora, mentre loro erano fermi, immobili, senza quasi fare caso neppure alle zanzare. Quando finì, Paulo, in maniera pacata ma ferma, confessò la fede che aveva appena trovato e parlò della gioia che il Signore gli aveva detto di ubbidire ai suoi genitori e di rispettarli, e che il suo desiderio era quello di rimanere con loro e di lavorare per loro fino a quando non avessero accettato anch'essi Cristo quale Signore e Salvatore. Era stata ottenuta una vittoria. Ora tutti gli occhi erano puntati su di lui per vedere se gli spiriti della tribù si sarebbero presi la loro vendetta. Paulo fu il primo convertito di Biombo a rendere una testimonianza così chiara. Sentivamo che, se avesse continuato così, avrebbe potuto sicuramente essere la chiave per aprire le porte della tribù dei Papel. Nella storia della chiesa Papel, la vicenda di Paulo ha un posto di tutto rilievo. Una settimana o due dopo la sua conversione si presentò sulla nostra strada trascinandosi dietro un'automobilina giocattolo fatta in casa con una corda. Il mio cuore ebbe un cedimento. "E' soltanto un bambino" pensai. "Non potrà mai reggere a tutte quelle pressioni". Mi sbagliavo. Resse. Più tardi gli insegnai a leggere ed egli aiutò nella traduzione del Nuovo Testamento. Prestò anche servizio nel piccolo ambulatorio che gestivamo, dove la sua vibrante testimonianza, insieme con i miracoli di guarigione che il Signore ci donò, pose le basi della chiesa Papel. Alla fine, durante la guerra d'indipendenza, Paulo fu arruolato nell'esercito portoghese. L'obiezione di coscienza non era ammessa, ma egli ebbe fede nel Signore che non avrebbe mai dovuto uccidere. Dio rispose alla sua preghiera: gli fu insegnato a guidare e passò tutto il tempo a guidare Jeep, senza mai sparare un colpo. Più tardi si stabilì nella capitale e, insieme con altri, conquisto molti Papel alla fede in Cristo, e vi fondò due grandi chiese Papel. Paulo fu per diversi anni presidente dell'intera chiesa evangelica della Guinea Bissau. E' ancora un pastore nonché un membrò attivo del Consiglio di Chiesa. Nel corso degli anni, la chiesa di Biombo è cresciuta, arrivando a contare molte chiese. Da un inizio minuscolo, ora ci sono più di duemila credenti Papel nella Guinea Bissau, più alcuni altri in Portogallo.
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mercoledì 2 dicembre 2015
"Voglio entrare nella vita di Dio"
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lunedì 9 novembre 2015
L'ultimo desiderio di un condannato a morte!
A poche ore nella sua cella prima di essere giustiziato, il condannato chiese un ultimo desiderio: un penna e un foglio per scriverci le sue ultime volontà. Dopo di aver scritto per vari minuti, disse alla guardia: "Per piacere, date questa lettera a mia madre". La lettera diceva così: "Cara madre, credo che se ci fosse più giustizia in questo mondo, tu saresti giustiziata come lo sarò io tra poco. Tu sei colpevole di questa mia vita miserabile! Ti ricordi, madre, quando portai a casa quella bicicletta che ti dissi che l'avevo rubata ad un altro ragazzo come me? Mi hai aiutato a nasconderla affinché mio padre non se ne accorgesse. Ti ricordi, madre, quando rubai il portafoglio della vicina di casa? Andammo subito al centro commerciale e spendemmo fino all'ultimo centesimo. Ti ricordi, madre, quando buttasti fuori di casa mio padre? Lui mi voleva solo correggere perché provai a corrompere alcune persone per comprarmi il diploma alla scuola media, con conseguenza l'espulsione dalla scuola stessa. Madre, io ero solo un ragazzo che aveva bisogno di essere corretto e educato. Io ero solo un ragazzo, poi fu adolescente e adesso sono un uomo formato, ma è troppo tardi per tornare indietro e non fare le cose di cui ora mi vergogno. Ti perdono, madre, e vorrei che facesti arrivare a tutti i genitori del mondo questa breve riflessione: che loro sono gli unici responsabili a formare un uomo decente o un delinquente. Grazie madre per avermi dato la vita e grazie anche per avermi aiutato a perderla. Firmato: tuo figlio, il delinquente. Se volete aiutare a salvare i vostri figli, educateli fin da piccoli ad essere ubbidienti, specialmente e principalmente nelle vie di Dio, altrimenti molti di loro cresceranno come degli assassini, dei delinquenti, dei ladri o anche come persone per bene, ma molti saranno pieni di agnosticismo e ateismo. Saranno sempre ribelli a qualsiasi riprensione ed educazione cristiana. Che questo esempio ci possa far riflettere. "Inculca al fanciullo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne dipartirà" (Proverbi 22:6).
mercoledì 2 settembre 2015
Il mio dito per il Signore
Davanti a lei, su un tavolino, una macchina da scrivere. Per tutto il giorno, e sovente fino a notte fonda, ella batte i tasti con il suo dito ancora valido. Traduce in russo, in lettone, in lituano delle porzioni della Bibbia e di libri evangelici. Ed ella prega sia per quelli che scrivono che per quelli che leggono quei messaggi. Suo marito credente, credente fedele, è sempre vicino a lei per voltare una pagina, per porgerle un foglio o per accomodarle un cuscino. Ci dice, "Dio ha le sue ragioni per permettere quest'infermità. La polizia segreta sorveglia tutti gli altri credenti della città. Ma, sapendo che mia moglie è malata da tanto tempo, non si preoccupa di lei e nessuno sa quello che fa. Ci lasciano tranquilli. Io raccolto i dattiloscritti e li consegno ai nostri fratelli che li fanno circolare". Quella credente ha ormai terminato il proprio servizio. Ha lavorato fino al minuto che ha preceduto il momento di lasciare questo luogo di sofferenza, scrivendo col suo dito per la gloria di Dio.
Ciro Carmela Di Criscito
https://www.facebook.com/storiedifedevissute.blogspot.it
Di Francesco La Manna
Ciro Carmela Di Criscito
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Di Francesco La Manna
lunedì 6 luglio 2015
Il Vangelo della rinconciliazione
Gesù non dice che può riconciliarci con Dio, ma che Egli lo ha già fatto; a te spetta quindi soltanto accettare quello che il Signore ha già compiuto. Un inglese, tempo fa, mi raccontò una piccola storia che può bene illustrare il significato della riconciliazione. La storia è questa. Un uomo aveva un solo figlio e, come molti figli unici, egli era spesso coccolato, assecondato, e anche rovinato. Crescendo, il ragazzo divenne sempre più testardo, mettendo di frequente nei guai sé stesso e il padre. Un giorno, padre e figlio ebbero un aspro litigio; discussero in maniera violenta, e il padre espresse il desiderio che il figlio se ne andasse di casa e che non tornasse mai più. Il ragazzo rispose che lo avrebbe fatto, e promise che non avrebbe più rimesso piede in quella casa fino a che non fosse stato il padre stesso a chiederglielo. Il vecchio assicurò che non avrebbe mai fatto una simile richiesta. Quindi il giovane lasciò la casa. Ma quando un padre chiude le porte a un figlio, non fa altrettanto la madre.
giovedì 18 giugno 2015
Torna a casa
San Paolo Brasile. La casetta era semplice ma decorosa. Era formata da una stanza spaziosa che si affacciava su una strada polverosa. Con il suo tetto ricoperto di tegole rosse, era una delle tante casette di quel povero sobborgo ai margini di un villaggio. Si stava bene in quella casa. Maria e sua figlia Christina avevano fatto il possibile per aggiungere colore alle pareti grigie e dare calore al pavimento di terra battuta: un vecchio calendario, la foto sbiadita di un parente, una croce di legno. La mobilia era modesta: due pagliericci posti ai piedi della stanza, un lavandino, una stufa a legna. Il marito di Maria era morto quando Christina era piccola. La giovane madre aveva ostinatamente rifiutato ogni opportunità di risposarsi, si era trovata un lavoro e aveva cominciato ad allevare la figlia. Ora, quindici anni dopo, il peggio era ormai passato. Con il suo stipendio da domestica Maria non poteva certo concedersi molti lussi, ma aveva un lavoro sicuro che le permetteva di comprarsi cibo e vestiti. Ora Christina era abbastanza grande e poteva trovarsi un lavoro e darle una mano. Alcuni dicevano che la ragazza aveva lo stesso carattere indipendente della madre e la ripugnava l'idea tradizionale di sposarsi presto e tirare su una famiglia. Non che le mancasse la possibilità di scegliersi un marito: la sua pelle olivastra e i bei occhi castani attiravano alla porta di casa un flusso continuo di possibili candidati. Aveva un modo contagioso di mandare la testa all'indietro e riempire la stanza di risate. Certe donne sono così affascinanti che ogni uomo si sente un re accanto a loro, e Christina era una di quelle. Tuttavia gli uomini erano attratti soprattutto dalla sua vivace curiosità. Christina diceva spesso che voleva andare a vivere in città. Sognava di barattare il suo sobborgo polveroso con il fascino dei viali eleganti e della vita di città. Sua madre era terrorizzata al solo pensiero di veder partire sua figlia e le ricordava sempre prontamente quanto fosse dura la vita nelle strade cittadine: "La gente non ti conosce. Il lavoro scarseggia e la vita è crudele. Inoltre, se tu andassi a stare in città, cosa faresti per vivere?". Maria sapeva perfettamente cosa avrebbe fatto Christina, o meglio cosa avrebbe dovuto fare per vivere. Ecco perché le si spezzò il cuore quando una mattina, svegliandosi, vide che il letto di sua figlia era vuoto. Capì immediatamente dove era andata sua figlia e sapeva cosa avrebbe dovuto fare per ritrovarla. Gettò velocemente alcuni vestiti nella borsa, raccolse tutto il denaro che possedeva e uscì di casa. Mentre andava verso la fermata dell'autobus, si fermò a un emporio per fare l'ultima cosa. Delle fotografie. Si sedette nella cabina, chiuse la tenda e spese tutto quello che poteva per farsi delle foto. Così, con la borsetta piena di piccole foto in bianco e nero, salì sul primo autobus per Rio de Janeiro. Sapeva che Christina non aveva altri modi per guadagnare denaro. Sapeva anche che sua figlia era troppo testarda per darsi per vinta, e quando l'orgoglio si unisce alla fame, un essere umano può fare cose che prima gli sarebbe sembrato impossibile fare. Sapendo tutto questo, Maria iniziò la sua ricerca nei bar, negli alberghi, nei night-club e in qualunque altro luogo frequentato da donne di strada e prostitute. Andò dappertutto, e in ognuno di questi posti lasciò la sua foto: sullo specchio del bagno, nella bacheca degli alberghi, nelle cabine telefoniche. Sul retro di ogni foto scrisse un messaggio. Ben presto sia il denaro che le foto finirono, e Maria dovette tornare a casa. Si mise a piangere, sfinita, non appena l'autobus cominciò il lungo viaggio che l'avrebbe riportata al suo piccolo villaggio. Molto tempo dopo, Christina scendeva le scale di un albergo. Il suo giovane volto era stanco. Gli occhi castani avevano perso le splendore della giovinezza ed esprimevano dolore e paura, e nessuna risata le illuminava il volto. Il suo sogno era diventato un incubo. Mille volte aveva desiderato barattare quegli innumerevoli letti con il suo pagliericcio sicuro, ma il villaggio era troppo lontano. E la vergogna di far ritorno a casa ed essere umiliata non le andava. Quando Christina arrivò in fondo alla scalinata, i suoi occhi notarono un volto familiare. Guardò di nuovo e lì, sullo specchio dell'ingresso, c'era una piccola foto di sua madre. Le bruciavano gli occhi e aveva la gola serrata quando attraversò la stanza e tolse la foto dallo specchio. Sul retro c'era questo invito irresistibile: "Qualunque cosa tu abbia fatto, qualunque sia la tua condizione, non importa. Per favore, torna a casa". E quel giorno stesso Christina ritornò dalle braccia amorevoli di una madre che non si era arresa, a lasciare sua figlia, in un mondo che porta solo alla distruzione di tutto. Forse anche tu sei andato via a trovare la felicità che non esiste, non insistere a rimanere prigioniero di un mondo crudele. Il mondo non conosce la pace, la gioia e la felicità, è un illusione, è un illudersi. Torna a Cristo, va da Lui e non ti mancherà niente e troverai gioia a sazietà. Il Signore ti benedica.
Max Lucado
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Francesco La Manna
lunedì 15 giugno 2015
Amore senza parole
Il terribile terremoto che si abbatté proprio sul centro di una grande città di quel paese di stretta osservanza islamica nel quale lavoravano, non durò che undici secondi. Secondi nei quali le vite e i beni di molte migliaia di persone andarono distrutti. La distruzione era devastante a vedersi. Neppure una bomba tradizionale sarebbe stata in grado di produrre un simile disastro e di portarsi via tante vite! Camminando in mezzo alle rovine di quello che soltanto pochi giorni prima era stato un quartiere bello ed accogliente, tutto quello che potevamo fare, era chiederci in quali possibili modi avremmo potuto dare una mano. Grazie a Dio, nel giro di poco tempo la nostra organizzazione ricevette una grossa somma di denaro, dato che persone di tutta Europa stavano facendo dei doni attingendo dai loro averi, per quanti avevano perso tutto, tranne la vita. Durante le prime settimane, insieme con molte altre organizzazioni umanitarie, aiutammo a
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venerdì 5 giugno 2015
Grazie Gesù
Una volta mio fratello disse che essere atei è un problema, perché quando la moto ti precipita da una rupe nel fiume Colorado e non ti ammazzi, non hai nessuno da ringraziare. Sono cristiana, ma talvolta dimentico di ringraziare Dio per le cose che non sono successe. Non quest'anno, però. Sono grata per gli incidenti che non ho avuto, le malattie di cui non ho sofferto, e le volte in cui avrei potuto essere aggredita e derubata, e invece non è accaduto. Sono riconoscente perché la casa che non è andata a fuoco quando ho lasciato accesso il ferro da stiro per cinque ore. Sono grata perché non ci è stato rubato nulla quando abbiamo lasciato aperta la porta del garage tutta la notte. Ringrazio Dio per quella volta in cui i vicini hanno visto uno stupratore, già condannato per dei precedenti, fuori della finestra del nostro bagno, e l'hanno bloccato prima che potesse entrare in casa.
sabato 9 maggio 2015
Dove il peccato è abbondato, la Grazia è sovrabbondata.
Avevo tre anni quando persi mio padre, e sette anni quando mia madre lo segui. Mi ritrovai orfana e senza affetto, in quei posti bui di Napoli, dove non si vede il sole, anche quando il sole c'è. A undici anni già fumavo e a quindici già ero madre di una bambina. A sedici anni mi sposai con il padre di mia figlia, ma il matrimonio fu un inferno. Litigavamo sempre ogni santo giorno e, nonostante tutto ciò, ebbi altre due figlie. Dal vizio delle sigarette passammo al vizio della cocaina e ogni giorno ne volevamo sempre di più. Volevamo più droga, si, perché solo in quei momenti riuscivamo a non pensare alla nostra lurida vita che facevamo. Vivevo una vita molto triste e molto arrabbiata, e questo mi spinse a commettere ogni sorta di peccato. Guardavo le mie figlie ma non le desideravo, erano un peso per me. Anzi, me ne pentivo di averla fatte: "Perché sono venute al mondo?"
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lunedì 23 marzo 2015
Miracoli in Pakistan Da Maometto ai piedi di Cristo Gesù
Io, Gulshan Fatima, la figlia minore di una famiglia Sayed, musulmana discendente diretta del profeta Maometto attraverso l'altra Fatima, sua figlia, avevo sempre vissuto una tranquilla vita costretta nella mia casa, quasi reclusa, nella regione del Punjab, Pakistan. E ciò non solo perché ero stata educata secondo la purdah sin dall'età di sette anni nel pieno rispetto dei più rigidi dettami del codice islamico ortodosso sciita, ma anche perché paralizzata e quindi incapace di lasciare la mia stanza senza l'aiuto di qualcuno. Il mio volto era velato agli occhi degli uomini, fatta rara eccezione per i parenti più prossimi come mio padre, i due fratelli maggiori e mio zio. Per i primi 14 anni della mia debole esistenza i muri delimitanti il perimetro di un grande giardino a Jhang, a circa 250 miglia da Lahore, costituirono per me i confini del mondo.
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lunedì 26 gennaio 2015
Dalle Catene a Gesù Cristo
Strappato da una bella vacanza e trascinato con la forza in una buca sull'Aspromonte, Alberto Minervini, un piccolo imprenditore abituato a vivere senza grandi privazioni, si trovò costretto a trascorrere un'esperienza davvero disumana. Inizialmente desiderava solo essere liberato per continuare la vita di ogni giorno, ma divenuto prigioniero del silenzio e della solitudine impiegò il tempo ad esaminare i valori più profondi della sua vita. Così fece una preghiera, a cui Dio rispose in un modo che cambiò per sempre la sua vita. Dal momento che sia la televisione che i giornali si sono occupati per mesi di questo caso, molti di voi ricorderanno alcuni particolari del sequestro. A tutti coloro invece che non conoscono questa vicenda, vorrei assicurare che i fatti raccontati sono tutti realmente accaduti, e i più significativi sono quelli che avvennero in seguito alla sua fuga.
lunedì 12 gennaio 2015
La Piaga del paese
In una delle nostre città del nord, una ragazzina di appena tredici anni della nostra chiesa all'improvviso impazzì: non sto dicendo che era mentalmente squilibrata ma era completamente fuori di sé. Satana la flaggellava. Così fuggì di casa a soli tredici anni: era come se avesse ucciso i genitori, come se li avesse distrutti e spezzato il loro cuore. Per due anni essi pregavano Dio notte e giorno digiunando e piangendo ma la ragazza se ne andò via a vivere con una ragazza di diciasette anni. Nella fossa del peccato, nel profondo della sozzura dell'inferno, nel vituperio del vizio, nell'oscenità e perversione. Droga, sesso, pervesione a soli tredici anni.
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