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sabato 11 giugno 2016

Perché Dio creò le pulci?

Questa è una testimonianza triste ma piena di fede preziosa, di due sorelle olandese prigioniere in campo nazista a Ravensbruk. Vennero arrestate perché nascondevano nella loro casa molti ebrei. Loro, e tutta la loro famiglia, erano cristiani molto attivi per il servizio al Signore in Olanda. La sorella più grande, Betsie, non c'e la farà a sopravvivere in campo di concentramento per le troppe fatiche e per il suo fisico debole, ma riesce a ringraziare Dio in qualsiasi occasione, anche nella più tremenda, che io e te non vorremmo mai passare nella nostra vita. Inoltre, insieme alla sorella, furono lo strumento che Dio usò per portare molte anime ai piedi della Croce. L'altra sorella, Corrie, riesce miracolosamente a fuggire dal campo nazista e diventa una testimonianza vivente in tutto il mondo. Oggi anch'essa è tra i santi in cielo con il Signore. Ma i suoi scritti, ancor oggi, raccontano le meraviglie di Dio. Abbiamo preso da un suo libro, “Il Nascondiglio", una delle tante testimonianze. Se hai voglia di leggerla fermati 10 minuti Dio ti benedica.
Ferrentino Francesco La Manna

Lo spostamento delle baracche permanenti avvenne durante la seconda settimana d'ottobre. Fummo fatte marciare, per dieci, lungo un viale di carbonella e quindi in una via più stretta fra le baracche. Parecchie volte la colonna si fermò mentre venivano letti ad alta voce i numeri: a Ravensbruk non si usano mai i nomi. Finalmente furono chiamati quello di Betsie e il mio. "Prigioniera 66729, prigioniera 66730". Uscimmo dalle file assieme a una dozzina circa di altre donne e fissammo la

mercoledì 2 dicembre 2015

"Voglio entrare nella vita di Dio"

"Voglio entrare nella vita di Dio," disse il giovane che giunse in casa mia in una tarda serata del 1961. "Perché" chiesi. "Perché voglio che i miei peccati siano perdonati, e alla mia morte voglio andare in cielo" replicò. Il suo nome era Paulo, e aveva sedici anni. Sembrava così timido ed insignificante che ebbi dei dubbi ad immaginarlo capace di resistere alla persecuzione che sicuramente sarebbe seguita. Gli dicemmo che cosa era successo ad altre quattro persone che, in diverse occasioni, erano entrate "nella vita di Dio", e come nessuno di loro sia stato in grado di perseverare. Paulo era molto determinato. Il suo ragionamento era che, anche se lo avessero ucciso, lui non avrebbe avuto nulla da perdere e tutto da guadagnare. Ci inginocchiammo insieme e fece la sua prima preghiera, chiedendo al Signore di perdonare i suoi peccati e di venire nel suo cuore. Due giorni dopo tornò da noi, estremamente combattuto. Aveva detto alla sua famiglia che non avrebbero più dovuto fare sacrifici per lui e che in futuro voleva essere dispensato dalla partecipazione a tutte le cerimonie. Ciò che era seguito fu anche peggio di quello che avevamo previsto. Gli anziani del suo villaggio Papel si riunirono insieme ammonendolo e minacciandolo (e che un giovane rifiutasse gli ammonimenti degli anziani era una cosa inaudita). Da momento che Paulo era rimasto fermo sulle sue posizioni, tutti i suoi parenti vicini e lontani si riunirono e lo piansero in un funerale. Il suo fratello maggiore, quella mattina, si era recato nei campi minacciandolo che se non avesse abbandonato "la vita di Dio", al suo ritorno, quella notte, lo avrebbe picchiato fino a quando non avesse ritrattato, o non fosse morto. Anche suo zio minacciò di ucciderlo, e poi di suicidarsi. Paulo lasciò quella massa esaltata di persone che si lamentavano, e corse da noi. Che cosa potevamo fare? Non ce la sentivamo di azzardarci di tenerlo al centro missionario. Dopo aver pregato per lui e aver provato ad incoraggiarlo, lo accompagnammo a casa e non riuscivamo proprio ad immaginare quello che ci aspettava. Appena entrati nel recinto, sembrò che il Signore avesse fatto calare la calma su tutti loro ed essi ci si riunirono intorno per ascoltare quello che Domingos (un evangelista locale) aveva da dire. Predicò con potenza per circa un'ora, mentre loro erano fermi, immobili, senza quasi fare caso neppure alle zanzare. Quando finì, Paulo, in maniera pacata ma ferma, confessò la fede che aveva appena trovato e parlò della gioia che il Signore gli aveva detto di ubbidire ai suoi genitori e di rispettarli, e che il suo desiderio era quello di rimanere con loro e di lavorare per loro fino a quando non avessero accettato anch'essi Cristo quale Signore e Salvatore. Era stata ottenuta una vittoria. Ora tutti gli occhi erano puntati su di lui per vedere se gli spiriti della tribù si sarebbero presi la loro vendetta. Paulo fu il primo convertito di Biombo a rendere una testimonianza così chiara. Sentivamo che, se avesse continuato così, avrebbe potuto sicuramente essere la chiave per aprire le porte della tribù dei Papel. Nella storia della chiesa Papel, la vicenda di Paulo ha un posto di tutto rilievo. Una settimana o due dopo la sua conversione si presentò sulla nostra strada trascinandosi dietro un'automobilina giocattolo fatta in casa con una corda. Il mio cuore ebbe un cedimento. "E' soltanto un bambino" pensai. "Non potrà mai reggere a tutte quelle pressioni". Mi sbagliavo. Resse. Più tardi gli insegnai a leggere ed egli aiutò nella traduzione del Nuovo Testamento. Prestò anche servizio nel piccolo ambulatorio che gestivamo, dove la sua vibrante testimonianza, insieme con i miracoli di guarigione che il Signore ci donò, pose le basi della chiesa Papel. Alla fine, durante la guerra d'indipendenza, Paulo fu arruolato nell'esercito portoghese. L'obiezione di coscienza non era ammessa, ma egli ebbe fede nel Signore che non avrebbe mai dovuto uccidere. Dio rispose alla sua preghiera: gli fu insegnato a guidare e passò tutto il tempo a guidare Jeep, senza mai sparare un colpo. Più tardi si stabilì nella capitale e, insieme con altri, conquisto molti Papel alla fede in Cristo, e vi fondò due grandi chiese Papel. Paulo fu per diversi anni presidente dell'intera chiesa evangelica della Guinea Bissau. E' ancora un pastore nonché un membrò attivo del Consiglio di Chiesa. Nel corso degli anni, la chiesa di Biombo è cresciuta, arrivando a contare molte chiese. Da un inizio minuscolo, ora ci sono più di duemila credenti Papel nella Guinea Bissau, più alcuni altri in Portogallo.

Lily Gaynor
Francesco La Manna
https://www.facebook.com/storiedifedevissute.blogspot.it

lunedì 25 maggio 2015

Dalla droga a Cristo Gesù!

Fu nel 2006 quando la polizia venne ad arrestarmi. Mi intercettarono per via telefonica, sia a me che ad altre ventitré persone: fummo mandati in carcere per spaccio di droga. Mio marito era già detenuto già da quattro mesi nel carcere di Salerno. Fu colto in fragrante mentre trasportava 78 kg di droga pura. La mia vita e quella di mio marito era una vita fatta di illeciti e droghe. Viaggiavamo spesso per il mondo facendo i corrieri internazionali della droga. Non ero mai stata arrestata e mai fatto un giorno di galera. Ma quando la porta della cella si chiuse alle mie spalle, precipitai in un tunnel buio e sentii che mi cadde il mondo addosso. La mia preoccupazione era mio figlio di sei anni, mi rimasero registrati nella mia mente i suoi occhi spaventati quando vide che mi portarono via.

giovedì 9 aprile 2015

Il Profumo di Cristo

Stavo nel mio giardino il profumo degli ultimi narcisi impregnava l'aria. Raggiunsi una pianta e nel chinarmi, per raccogliere un fiore sentii qualcosa che mi sfiorò la testa. Mi raddrizzai spaventata. Cos'era stato? Una nuvola oscura, una presenza fredda - non celestiale - era volata via. Il giardino all'improvviso, mi apparve più cupo. Un soffiò d'aria gelida spirò attraverso i salici, facendomi rabbrividire tutta. Ritorna in te, Belquis! mi rimproverai. Avevo sempre riso nel sentir parlare del soprannaturale. Ma ... naturalmente adesso mi impressionai. Sali le scale e mi andai a mettere a letto. Prima avvisai la servitù di chiudere per bene porte e finestre. La mattina mi svegliai a fatica, ascoltando "Laa ilaaha illa Illah, Muhammed resolu' lla! La voce del Muezzin, colui che richiama di buon mattino alla preghiera dei fedeli. Ero musulmana ma mai praticante, avevo letto il Corano solo perché a mio padre piaceva che i suoi figli fossero dei fedeli di Allah.

giovedì 18 settembre 2014

La Conversione di un Presidente della Bolivia.

Dio può usare qualsiasi essere umano per la Sua gloria, anche se non ha carisma, abilità o conoscenza. Molte persone comuni hanno parlato spinte dalla loro fede in Dio e sono state usate per portare anche intere nazioni al Vangelo. Una di queste è il mio amico Davide Farah, un missionario in Bolivia con la Wycliffe, 
un' organizzazione che si occupa della traduzione della Bibbia. Davide, come molti altri missionari, è molto zelante nel servire il Signore ed è un testimone efficace. Nel 1964, dopo avere lavorato per 8 anni come amministratore del centro Wycliffe nella giungla in Bolivia, fu mandato a La Paz, la capitale, per occuparsi delle relazioni con il governo. Dopo essersi trasferito a La Paz, Davide si mise in contatto con il Ministro della Pubblica Istruzione, un colonnello. Davide cominciò a pregare per quell'uomo, chiedendo al Signore di dargli l'opportunità di testimoniargli. Dopo breve tempo ci fu una rivoluzione e il colonnello sparì.