Conoscevamo un uomo in Inghilterra, che non aveva figli, sebbene lui e la moglie avessero pregato a lungo e intensamente perché Dio concedesse loro un bambino in grado di rallegrare la loro vita. L'uomo viveva in una zona economicamente depressa della Gran Bretagna e lavorava in un enorme stabilimento industriale. Il lavoro in fabbrica era fortemente influenzato da un sindacato comunista a cui aderiva la maggior parte dei suoi colleghi di lavoro, e questo non gli rendeva la vita facile. Poi un giorno sua moglie gli disse che era incinta! La loro gioia non conobbe limiti, e in qualche modo lavorare in quell'ambiente ostile assunse una prospettiva completamente nuova. Era più facile ora sopportare le osservazioni beffarde, o perfino il silenzio a cui era costretto e che era il modo preferito dai suoi compagni per punire un lavoratore che non voleva conformarsi alle credenze politiche diffuse. Giunse il momento del parto, e purtroppo vennero a sapere che la bambina era Down.
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giovedì 14 gennaio 2016
Il peccato: una handicap invalidante permanente.
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martedì 29 settembre 2015
Leggeva con la lingua!
Un credente norvegese che soggiornò per qualche tempo negli Stati Uniti, racconta la visita che fece ad un vecchio signore cieco, senza mani e semiparalizzato: "Sul pavimento di legno, tutt'intorno a lui erano sparsi dei fogli di cartone, perforati con piccoli fori. Egli mi raccontò l'incidente che lo aveva ridotto in un tale stato di infermità. L'avvenire gli sembrava senza speranza, ma un giorno Gesù Cristo lo incontrò. “L'ho ricevuto come il mio Salvatore. Egli mi ha reso la serenità. In me si è risvegliato il desiderio di leggere la Parola di Dio per poter meglio conoscere il Signore Gesù. La scrittura Braille (la scrittura dei ciechi) non mi pareva essere di alcun soccorso poiché si decifra con le dita e io non ne avevo più. Un giorno ho creduto di udire la voce del Signore che mi diceva: "Impara a leggere con la tua lingua". Ho pregato per ricevere una Bibbia Braille e ho imparato a leggere così il libro di Dio. Ho dovuto avere molta pazienza, ma infine sono riuscito nel mio intento. “Gli domandai: "Vorrei che mi leggesse un versetto". Aveva la sua Bibbia davanti a sé. Con la lingua, toccò leggermente i segni e tradusse: "Rallegratevi del continuo nel Signore" (Filippesi 4:4). Aggiunsi: "Quanti capitoli ha già letto nella Bibbia?". "Ho già letto tutta la Bibbia, parecchie volte", rispose il vecchio, sorridendo. Quanti credenti hanno delle mani, degli occhi e una Bibbia, ma non hanno fame della Parola di Dio!
di Francesco La Manna
venerdì 25 settembre 2015
Testimonianza di un ex guru
Rabindranath Rabi Maharaj discende da una lunga stirpe di sacerdoti e di guru bramini e fu educato allo scopo di divenire uno yoghi. Si esercitava per lunghe ore al giorno in riti e preghiere e nell'adorazione dei suoi numerosi dei. Durante le sue meditazioni cadeva in trance, entrava in contatto con degli spiriti, vedeva delle luci, udiva musiche misteriose e veniva trasportato in altri "mondi". Rabi approfondì le sue conoscenze nel campo dell'astrologia e ottenne il titolo di Pundit induista. La popolazione lo adorava come un dio e deponeva delle offerte ai suoi piedi. Quando, col passare del tempo, il giovane guru cominciò a sentirsi deluso, iniziò a rimettere in discussione le sue conoscenze ed esperienze mistiche. [...] "Luce di sole, luce di sole nell'animo quest'oggi. Luce di sole, luce di sole lungo tutto il cammino.
Rabindranath Rabi Maharaj discende da una lunga stirpe di sacerdoti e di guru bramini e fu educato allo scopo di divenire uno yoghi. Si esercitava per lunghe ore al giorno in riti e preghiere e nell'adorazione dei suoi numerosi dei. Durante le sue meditazioni cadeva in trance, entrava in contatto con degli spiriti, vedeva delle luci, udiva musiche misteriose e veniva trasportato in altri "mondi". Rabi approfondì le sue conoscenze nel campo dell'astrologia e ottenne il titolo di Pundit induista. La popolazione lo adorava come un dio e deponeva delle offerte ai suoi piedi. Quando, col passare del tempo, il giovane guru cominciò a sentirsi deluso, iniziò a rimettere in discussione le sue conoscenze ed esperienze mistiche. [...] "Luce di sole, luce di sole nell'animo quest'oggi. Luce di sole, luce di sole lungo tutto il cammino.
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lunedì 21 settembre 2015
Testimonianza di un "Ateo"
Dio, per me, non era una realtà e neppure un'ipotesi, , ama semplicemente una superstizione e una prova di ignoranza per quelli che affermano di crederci. Ritenevo che credere in Dio fosse una capitolazione dell'uomo dinanzi alla sua missione di padrone del mondo, ed ero convinto che la scienza, col suo progredire continuo, avrebbe presto dimostrato quello che io asserivo. Un giorno passai davanti a un edificio su cui c'era una grossa scritta: "Dio ti cerca". Bene, pensai sorridendo, mi cerchi pure! Dicendo a tutti che la fede cristiana sarebbe presto scomparsa non appena fossero vinti l'analfabetismo e l'ignoranza. "La religione è l'oppio dei popoli" si diceva, e io ne ero convinto. Avevo fiducia nell'uomo, nelle sue possibilità, nella sua bontà, e non volevo accettare l'idea della sua innata malvagità; anzi, nutrivo la speranza che potesse costruirsi una meravigliosa vita morale solo su se stesso, escludendo Dio. Eppure io stesso, che mi ritenevo intelligente, ma ero stupidamente orgoglioso, non riuscivo a realizzare una tale
giovedì 10 settembre 2015
11 Settembre 2001
11 Settembre 2001: chi mai potrà dimenticare quella data, specialmente per noi americani? C'era una giovane coppia, si chiamavano Tod e Lisa e avevano entrambi 32 anni, avevano una bambina di 5 anni e Lisa era anche in stato interessante. Tod lavorava per una ditta di computer, e i due erano insegnanti nella scuola domenicale della loro chiesa. Erano due giovani credenti fedeli al Signore. Si alzavano la mattina, leggevano la Bibbia e poi andavano a lavorare. Quella mattina del 2001, Tod si era alzato molto presto, perché doveva prendere un aereo che andava da Boston fino a Los Angeles. Così dopo aver salutato la moglie Lisa e la sua bambina, andò all'aeroporto e si è imbarcò sul volo numero 93. Dopo 40 minuti di volo, saltarono fuori all'improvviso 4 terroristi, che con un coltello sgozzarono un'assistente di volo. Tutti i passeggeri furono fatti mettere in fondo all'aereo. Poi si chiusero nella cabina di pilotaggio dopo d'aver ucciso brutalmente anche i due piloti. Quando i terroristi si chiusero nella cabina pilotaggio, tutti i passeggeri incominciarono a tirare fuori i loro telefonini e a chiamare alle loro case. Tod cercava disperatamente di rintracciare Lisa, ma lei non rispondeva. Allora chiamò l'asilo, ma anche lì Lisa non c'era, così chiamò la sua segretaria. Gli disse:" Guarda noi siamo stati dirottati da dei terroristi, non sappiamo dove ci stanno portando". La segretaria aveva il brutto compito di raccontare a Tod quello che stava accadendo, così con le lacrime agli occhi le disse: "Mi dispiace Tod, ma stamattina due aerei si sono abbattuti contro le torri gemelle, e non sappiamo quanti morti ci sono, poi abbiamo appreso che un altro aereo si lanciato contro il Pentagono. Mi dispiace Tod, ...mi dispiace ...ma voi state per morire". Io non so come avrei preso la notizia che dovevo morire, sicuramente non bene, nessuno vuole morire e per giunta quando sei giovane. Io credo che una doccia gelida sarebbe stato niente a confronto di quelle parole: "voi state per morire". In tutto questo però c'è un vantaggio, cioè che qualcuno ti ha avvisato che devi morire, e così, per lo meno hai il tempo di metterti a posto con Dio. Si lo so, non è bello, ma ormai ci sei dentro e non puoi far altro che pensare che devi morire. Su quel volo c'erano uomini e donne d'affari, ricchissimi, i cosiddetti business man. Certo è triste di sapere che a lì a poco perderai la vita, ma avrai avuto il vantaggio rispetto a chi perde la vita in un incidente all'improvviso. Non si tratta nemmeno di aver un cancro, un tumore maligno, dove speri che, magari fino all'ultimo qualcosa, qualche medicina ti salvi la vita. Quell'aereo era destinato oramai a cadere, e la morte era certa al 100 per 100. Non c'era nessuna probabilità di sopravvivenza. Anche se riuscivano a recuperare l'aereo, non c'era chi lo pilotasse, nessuno era capace. Se io mi sarei trovato al posto di uno di quei passeggeri, avrei incominciato a pensare: "A che mi servono tutti i soldi che ho in banca? L'auto, la casa, la carriera, i progetti, la villa al mare... tutto cancellato, tutto finito... anni di sacrifici, una vita buttata per crearti un avvenire per te e per la tua famiglia cercando di dargli il meglio, ma adesso, fra qualche ora dovrò morire e dovrò rendere conto al Creatore. Adesso cerco di mettermi a posto con Dio, ho poco tempo. Forse mi potrà bastare?". Questo è quello che mi sarei domandato, come quello che si domandò il ladrone in croce. "Ma l'altro lo rimproverava, dicendo: Non hai nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio?" (Luca 23:40). Tod, con la sua fede, cercò in pochi minuti di far riflettere i passeggeri e di aprire il cuore a Gesù, ma prima voleva salutare sua moglie Lisa e cercò di rintracciarla ancora, ma ancora non riusciva. Allora ritelefonò alla segretaria e le disse: "Pronto sono Tod... noi come passeggeri abbiamo deciso di pregare" mentre dall'altra parte la segretaria piangeva. Tutti si misero a pregare e Tod li condusse in preghiera ai piedi di Gesù. Poi presero i carrelli del cibo e sfondarono la porta della cabina, ebbero una colluttazione con i terroristi e precipitarono, evitando che l'aereo colpisse altre vittime innocenti e fecero saltare il quarto obbiettivo dei terroristi. Le ultime parole di Tod alla segretaria furono queste: "Ascoltami... tra poco dobbiamo morire, mi saluti Lisa per me, le dica che amo tanto a lei e la mia bambina e che ci rivedremo nel cielo, Amen". Il resto è cronaca.
Terry Peretti
Di Francesco La Manna
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lunedì 7 settembre 2015
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domenica 26 luglio 2015
Oh Happy Day
Nel 1966 il cantante John Lennon, che cantava insieme con i Beatles, un giorno dichiarò che loro erano più popolari di Gesù. Questa sua dichiarazione fece il giro del mondo e molti si indignarono e in molte nazioni dovettero disdire la tournée. Nel 1967 c'era un gruppo di afro-americani a Brooklyn che pregarono per diverse settimane affinché il Signore intervenisse perché volevano scrivere un cantico e togliere quell'onta, quell'affronto fatto dai Beatles. Dopo aver a lungo pregato, fecero diversi cantici e uno di questi era "Oh Happy Day". Dopo aver inciso diversi cantici, li distribuirono in varie zone della città di New York, e un giorno il brano andò a finire in una radio locale. Il disco, o meglio la canzone Oh Happy Day, raggiunse livelli altissimi e superò in classifica tutte le migliori canzoni del momento,
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lunedì 6 luglio 2015
Il Vangelo della rinconciliazione
Gesù non dice che può riconciliarci con Dio, ma che Egli lo ha già fatto; a te spetta quindi soltanto accettare quello che il Signore ha già compiuto. Un inglese, tempo fa, mi raccontò una piccola storia che può bene illustrare il significato della riconciliazione. La storia è questa. Un uomo aveva un solo figlio e, come molti figli unici, egli era spesso coccolato, assecondato, e anche rovinato. Crescendo, il ragazzo divenne sempre più testardo, mettendo di frequente nei guai sé stesso e il padre. Un giorno, padre e figlio ebbero un aspro litigio; discussero in maniera violenta, e il padre espresse il desiderio che il figlio se ne andasse di casa e che non tornasse mai più. Il ragazzo rispose che lo avrebbe fatto, e promise che non avrebbe più rimesso piede in quella casa fino a che non fosse stato il padre stesso a chiederglielo. Il vecchio assicurò che non avrebbe mai fatto una simile richiesta. Quindi il giovane lasciò la casa. Ma quando un padre chiude le porte a un figlio, non fa altrettanto la madre.
giovedì 4 giugno 2015
Non sostare sulla "soglia" del peccato!
Ogni mattina, alle otto e venticinque in punto, facevo scendere dall'auto la mia figlioletta impaurita e riluttante e l'accompagnavo all'asilo. Ogni giorno ci attendevano la solita routine e gli stessi gesti rassicuranti: un grosso abbraccio, un bel sorriso e una forte stretta di mano. Il tutto per convincere la mia paurosa figlioletta che "la mamma ritornerà". Non ero l'unica a compiere questo rituale. All'inizio c'erano molte gambe tremanti davanti alla scuola e bambini di cinque anni con gli occhi pieni di lacrime all'idea di dover affrontare quelle tre ore terribili. Poi, ad uno ad uno, divennero più coraggiosi e presto rimasero solo due bambini: la mia Anna e Marco, un ragazzino dai capelli ispidi. Marco era accompagnato in classe ogni mattina da suo padre, il classico tipo sportivo che faceva palestra e vestiva di lusso: mascella quadrata, abiti firmati e un sorriso perfetto in grado di penetrare in lampo nel cuore di chiunque
lunedì 25 maggio 2015
Dalla droga a Cristo Gesù!
Fu nel 2006 quando la polizia venne ad arrestarmi. Mi intercettarono per via telefonica, sia a me che ad altre ventitré persone: fummo mandati in carcere per spaccio di droga. Mio marito era già detenuto già da quattro mesi nel carcere di Salerno. Fu colto in fragrante mentre trasportava 78 kg di droga pura. La mia vita e quella di mio marito era una vita fatta di illeciti e droghe. Viaggiavamo spesso per il mondo facendo i corrieri internazionali della droga. Non ero mai stata arrestata e mai fatto un giorno di galera. Ma quando la porta della cella si chiuse alle mie spalle, precipitai in un tunnel buio e sentii che mi cadde il mondo addosso. La mia preoccupazione era mio figlio di sei anni, mi rimasero registrati nella mia mente i suoi occhi spaventati quando vide che mi portarono via.
sabato 9 maggio 2015
Dove il peccato è abbondato, la Grazia è sovrabbondata.
Avevo tre anni quando persi mio padre, e sette anni quando mia madre lo segui. Mi ritrovai orfana e senza affetto, in quei posti bui di Napoli, dove non si vede il sole, anche quando il sole c'è. A undici anni già fumavo e a quindici già ero madre di una bambina. A sedici anni mi sposai con il padre di mia figlia, ma il matrimonio fu un inferno. Litigavamo sempre ogni santo giorno e, nonostante tutto ciò, ebbi altre due figlie. Dal vizio delle sigarette passammo al vizio della cocaina e ogni giorno ne volevamo sempre di più. Volevamo più droga, si, perché solo in quei momenti riuscivamo a non pensare alla nostra lurida vita che facevamo. Vivevo una vita molto triste e molto arrabbiata, e questo mi spinse a commettere ogni sorta di peccato. Guardavo le mie figlie ma non le desideravo, erano un peso per me. Anzi, me ne pentivo di averla fatte: "Perché sono venute al mondo?"
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martedì 5 maggio 2015
Quando l'uomo ascolta il diavolo e non "Dio".
Era il 20 aprile 1999 quando Eric Harris e Dylan Klebold, degli studenti di 18 e 17 anni della Columbine High School, uccisero 13 persone e ne ferirono 24 prima di togliersi la vita. Le immagini dei due con i fucili automatici che si aggirano per i corridoi della scuola hanno fatto il giro del mondo. Quel gesto, che ha inghiottito per sempre la tranquillità quasi noiosa del paesino alle porte di Denver in Colorado, ha trasformato profondamente la vita di Craig Scott, uno studente scampato al massacro, fratello di Rachel, la prima vittima della follia omicida di Harris e Klebold. In memoria della sorella, Craig e la sua famiglia hanno fondato un'organizzazione non profit, Rachel's Challenge, per prevenire la violenza nelle scuole. Oggi, dopo 16 anni, Craig scrive una lettera ai due killer e ci chiede di pubblicarla: "Vi perdono perché Rachel l'avrebbe fatto".
lunedì 20 aprile 2015
Che significa seguire Gesù?
Al tempo della grande depressione americana il pastore Enrico Maxwell stava preparando il sermone per la domenica seguente. Egli era piuttosto nervoso, poiché lo avevano interrotto più volte e non trovava la via della conclusione. "Maria", disse alla moglie dopo l'ultima interruzione. "Se viene ancora qualcuno, fammi il piacere di dirgli che sono molto occupato e non posso ricevere se non per casi urgenti". "Sì, Enrico, ma io vado all'asilo, è il mio turno d'ispezione e tu rimarrai solo in casa" rispose la moglie. Il pastore salì nel suo studio e si chiuse l'uscio alle spalle. Riprese a scrivere il testo, di Pietro che diceva: "A questo siete stati chiamati; poiché Cristo ha patito per voi, lasciandovi un esempio, onde seguiate le sue orme" (I Pietro 2:26). Era giunto finalmente al terzo ed ultimo punto: il dovere di seguir Gesù nel Suo sacrificio e nel suo esempio. Aveva scritto: "Orme": quali sono?" e stava per elencarle in ordine logico, quando il campanello suonò con violenza. Enrico Maxwell rimase seduto e aggrottò le sopracciglia, senza accennare a voler rispondere alla chiamata. Un momento dopo, suonò di nuovo; il pastore si mosse e andò alla finestra prospiciente la strada. Sulla soglia stava un uomo: sembrava giovane ed era molto magro e mal vestito. "Sarà un vagabondo", mormorò. Scese e... senza concludere la frase andò ad aprire. I due uomini si guardarono in faccia in silenzio: fu il visitatore che parlò per primo. "Sono alla ricerca di lavoro e credo che forse voi potreste aiutarmi a trovare un posto". "Non saprei cosa suggerirvi. Le richieste sono scarse" rispose il pastore, socchiudendo la porta. "Ma forse, insisté il giovane, sgualcendo nervosamente fra le mani il suo logoro cappello. Potreste darmi un biglietto di raccomandazione per la società tranviaria... o per il direttore dei magazzini generali... o per qualche altra ditta?" "Sarebbe inutile!" replicò il pastore. "Scusatemi, sono molto occupato questa mattina: spero possiate trovare qualche cosa; mi rincresce di non potervi dare lavoro in casa mia, ma non ho che un cavallo e una mucca e me la sbrigo da solo". Il pastore chiuse la porta mentre lo straniero scendeva lentamente le scale. Rientrato nello studio, si affacciò alla finestra e vide che il giovane si allontanava a capo chino, continuando ad agitare fra le mani il vecchio cappello. C'era un non so che di languido, di triste. C'era un tale senso di abbandono in quella figura, che il pastore lo fissò con tristezza per alcuni momenti, prima di rimettersi al lavoro. Più tardi mentre pranzava con sua moglie, tra una parola e l'altra la signora Maxwell disse al marito: "Oggi sono stata con la signora Brown a visitare la scuola e subito dopo la ricreazione, mentre i bimbi erano tutti a posto, si è aperta la porta ed è apparso un giovanotto mal vestito, con un cappello mezzo lacerato fra le mani. Si è seduto presso la porta, non ha detto una parola ed è restato a guardare i bambini. Sembrava un vagabondo; le insegnanti ed io siamo rimaste un po' sconcertate; ma egli se ne stava tranquillo e alla fine se n'è andato per i fatti suoi". "Che sia lo stesso che è venuto qui? Hai detto era mal vestito? chiese il pastore: Sì, molto magro, mal vestito, un vagabondo... Poteva avere al massimo 25 anni". Replicò la moglie. "E' lui", soggiunse il pastore Maxwell, è venuto anche da noi dopo che sei uscita stamane, cercava lavoro e gli ho detto che sono tempi difficili questi... "hai finito il sermone, Enrico?" interruppe la moglie. "Sì", rispose Maxwell. "E qual'è l'argomento?" chiese la moglie. "Seguire Gesù" rispose il pastore. "Spero proprio che non piova domenica. La gente non vuol venire e non verrà in chiesa se non col bel tempo" disse il pastore. La prima chiesa di Raymond, era la chiesa più importante ma, era anche una chiesa piena di persone influenti della città. C'era, Edoardo Norman, il redattore del giornale di Raymond. Alessandro Power, il direttore dei Magazzini delle Ferrovie, Donaldo Marsh, preside del liceo Lincon, Milton Wright, uno dei più famosi commercialisti di Raymond. Il chirurgo e Dr. West, Gaspare Chase il romanziere famoso, Virginia Page, la ragazza alla quale la morte del padre le aveva portato un patrimonio di un milione di dollari. Il pastore Maxwell teneva tanto alla sua chiesa, e concentrava su di lei ogni sforzo. Anche la chiesa era contenta del pastore che aveva. Quella domenica mattina, era una giornata splendida, piena di sole, senza neanche una nuvola in cielo, la chiesa era gremita. Erano quasi le 12:00, quando il pastore Maxwell aveva terminato il suo sermone e si accomodava su di una sedia, mentre il coro stava iniziando ad intonare un cantico. Quando la congregazione intera fu scossa da una voce che risuonò dal fondo del tempio, laggiù, tra le ultime panche. Un momento dopo un uomo avanzava verso il centro della navata. Prima che gli astanti, sbigottiti, comprendessero di che si trattava, egli giunse presso il pulpito, qui sostò, volgendo lo sguardo all'assemblea: "Mi sono chiesto, da quando sono venuto qua dentro, se mi sarebbe consentito una parola, alla fine di questo culto. Non sono ubriaco, non sono matto, sono completamente inoffensivo; ma se devo morire, come forse avverrà fra qualche giorno, mi si congeda almeno la soddisfazione di sfogare quello che sento nell'anima e di sfogarlo in un luogo come questo e davanti a persone come voi". Maxwell, si alzò e rimase fermo dietro al pulpito, chino che guardava lo straniero. Era lo stesso uomo che due giorni prima aveva picchiato alla sua porta. Portava gli stessi abiti laceri e polverosi e stringeva fra le mani, con un gesto che gli risultava familiare, il cappello deforme. Mai i membri di quella congregazione avevano visto sulle panche della loro chiesa un simile ascoltatore. Conoscevano persone del genere, per averle incontrate in mezzo alla strada, presso le officine ferroviarie, vaganti per i viali delle circonvallazioni; ma non si sarebbero mai sognati un'intrusione come quella a cui ora assistevano. Non vi era nulla d'insolente nel tono e nelle maniere di quell'uomo: non sembrava eccitato e parlava con voce chiara, ma umile. Nessuno fece cenno di trattenerlo: nessuno lo interruppe. Egli, del resto, continuava a parlare come se neppure gli passasse per la mente il sospetto di una possibile interruzione e come se non si accorgesse affatto dell'elemento estraneo che introduceva nel culto di quella chiesa così nota per il rigido formalismo. Nemmeno Maxwell, che diveniva sempre più triste e cupo in viso, fece alcun cenno per togliere la parola allo straniero e l'uditorio rimase attonito, in silenzio glaciale. "Io non sono un vagabondo di mestiere e tengo a precisare che non so se Gesù ha mai insegnato che i poveri sono meno degni di essere salvati delle altre persone. Voi lo sapete?" E fece la domanda con estrema naturalezza, come se avesse parlato in un'adunanza familiare. Tacque un istante, tossì penosamente e poi riprese. Dieci mesi fa persi il lavoro. Sono tipografo. Le nuove macchine tipografiche sembrano miracoli di tecnologia; ma io conosco sei persone che, a causa di esse, si sono trovate sul lastrico quest'anno! Certamente non biasimo gli editori che si procurano simili macchinari perfezionati, ma cosa può fare allora un povero operaio? Io non ho imparato che questo mestiere e non so far altro. Ho girato tutto il paese in cerca di lavoro; ma vi sono molti altri che soffrono nelle mie stesse condizioni. Non merito forse compassione? Ecco i fatti! Ma sentendo la predica mi domandavo, stupito, se quello che voi chiamate 'seguire Gesù' sia la stessa cosa che Cristo insegnava. Che intendeva Gesù con la parola: 'Sèguimi?' Il pastore diceva", e qui l'uomo si volse a guardare verso il pulpito - "che è necessario per i discepoli di Gesù seguire le Sue orme e che queste orme sono l'obbedienza, la fede, l'amore e la consacrazione. Ma non mi sembra che egli ne abbia definito il senso, soprattutto per quanto concerne l'ultima di queste norme. Che cosa intendono i cristiani con la frase: "Seguire le orme di Cristo?" Io ho girato la vostra città, per tre giorni, implorando aiuto e non ho udito una sola parola di simpatia o di conforto, tranne che dal pastore, il quale si è detto dispiaciuto per il mio caso e sperava che trovassi lavoro. Non biasimo nessuno, constato soltanto e comprendo perfettamente che non potete mettervi tutti a cercare un'occupazione per un uomo come me. Né io ve lo chiedo; ma quel che mi rattrista è conoscere il significato di questa espressione: 'Seguire Gesù'. Intendete forse dire che soffrite, che rinunciate a voi stessi, che cercate di salvare l'umanità perduta, come fece Gesù? Ma io, che mi trovo nelle condizioni di vedere il rovescio della medaglia, posso assicurarvi che sono migliaia gli individui che, in questa sola città, languono nelle mie stesse condizioni disperate e molti di loro hanno una famiglia da mantenere! Mia moglie è morta da quattro mesi e sono felice di saperla al riparo da ogni miseria. La mia bambina è in casa di un tipografo mio amico e vi rimarrà finché abbia trovato un lavoro. Ed io non posso non turbarmi quando vedo un così gran numero di cristiani che vivono nel lusso e poi cantano. 'La Croce del Signore è nostra speme intiera..'. E nello stesso tempo, ricordo che mia moglie è morta in tugurio di New York, in un tugurio privo d'aria, supplicando Dio di riprendersi la piccina insieme a lei. Io non pretendo che voi possiate impedire che le persone muoiono di fame; ma che cosa significa: 'Seguire Gesù?' Voi non potete far circolare l'aria nelle topaie dove noi soffochiamo. Ma mi si dice che molte soffitte che noi siamo obbligati a prendere in affitto appartengono a cristiani. Il proprietario del tugurio dov'è morta mia moglie è un membro di una chiesa ed io mi domando se è proprio vero che egli segua Gesù". A questo punto l'uomo si piegò verso la tavola della santa cena e stese la mano per aggrapparsi ad essa. Il cappello gli rotolò ai piedi. Un fremito scosse l'intera assemblea. Il medico West si alzò lanciandosi verso lo sconosciuto, che si stropicciava gli occhi con le mani e poi, senza emettere un gemito, cadde pesantemente al suolo. "Consideriamo terminato il culto" esclamò il pastore Maxwell dall'alto del pulpito. Tutti si alzarono, ma nessuno usci. "Il cuore, malattia del cuore" disse il medico west. La debolezza gli aveva procurato un attacco al cuore. Alcuni fratelli si avvicinarono al pastore e al medico, per trasportare il giovane nel locale attiguo. Il pastore si offri di portarlo a casa sua, e contemporaneamente anche altri membri volevano farsi carico del povero uomo. Ma il pastore disse che lo avrebbe trasportato a casa sua. Invece fu trasportato all'ospedale perché il caso era più problematico del previsto. Si fece un gran parlare per tutta la città di Raymond, a causa di tutto questo. Tre giorni dopo il giovane peggiorò. Chiese della sua bambina, che il pastore aveva già mandato a prenderla a Chicago. "Io non la rivedrò mai più in questo mondo" mormorò il moribondo; e poi soggiunse, ansando penosamente. "Voi siete stato buono con me; credo che così avrebbe fatto Gesù". Di lì a poco piegò il capo verso la parete e, prima ancora che Maxwell se ne accorgesse, l'ultimo respiro gli si spense sulle labbra. Questo episodio, segno una svolta nella vita del pastore Enrico Maxwell, e di tutta la comunità cristiana. Il cristianesimo formale lasciò il posto a vere e proprie conversione cristiane. Molti di loro non avevano mai conosciuto Gesù. Un vero e genuino risveglio si accese nella città di Raymond. Con la comparsa di quest'uomo nella vita di gente che si definiva cristiana, Dio fece sentire il peso a ognuno di loro "che cosa è seguire Gesù". Speriamo che questa storia possa servire d'esempio anche a quei cristiani "formali" ed "egoistici" e, poter trarre frutto e giovamento, sia per le loro anime e sia per per coloro che hanno realmente di bisogno d'aiuto. Oggi nel 2015, la situazione non è diversa da allora, anche oggi e forse più di allora c'è gente che un gran bisogno di aiuto. Ricordiamoci delle parole di Gesù:
"Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi". Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?" E il re risponderà loro: "In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me". (Matteo 25:35-41).
Francesco La Manna
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lunedì 13 aprile 2015
La Mia grazia ti basta!
Quando andai a letto quella sera era già molto tardi e mia moglie dormiva. Quando mi misi a letto lei aprì gli occhi, e io sorridendo gli dissi: "Buon...buon..." cercavo di dirgli buona notte. Ma non riuscivo, sentivo che la bocca il braccio e le gambe non rispondevano più ai miei comandi. Ero preso da un senso di gioia e pace allo stesso tempo poi mi lasciai andare in un sonno profondo. Mia moglie subito chiamò mio figlio, spaventata e gli raccontò dell'accaduto. Mio figlio mi misurò la pressione che stranamente era bassa. Disse che io stavo dormendo ed ero stanco tanto che russavo e forse era la stanchezza. Alle sette e mezza del mattino, mia moglie mi chiama "Alzati che è tardi, devi andare a lavorare e tuo figlio vuole un passaggio per andare a scuola". Me lo disse due volte, ma io non le risposi, non potevo, ero in coma. Mio figlio capì subito e chiamò il 118: "Vi prego venite subito a questo indirizzo, mio padre non da segni di vita, è a letto ma non si muove". In meno di 10 minuti, arrivarono un'ambulanza e una macchina medica. Mia moglie piangeva e gridava, poi chiamò a mio fratello che vive a 10 km da dove viviamo noi.
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lunedì 30 marzo 2015
Ehi, Dio! prima parte
La mia famiglia abitava sulle colline occidentali della Pennsylvania, a Burgettstown, una città abbastanza grande. Vi rimanemmo fino a quando avevo nove anni. Io e i miei fratelli Joseph, Costy, Carmen, George e Anthony siamo nati là, come pure due delle mie sorelle, Dolly e Jessie. Un giorno, nel 1925, papà tornò a casa dal deposito delle locomotive e annunciò a mamma che ci saremmo trasferiti. Mamma cominciò a piangere e a strepitare perché per lei trasferirsi significava dover lasciare tutti i suoi vicini italiani cattolici. Papà di solito la chiamava mamma, eccetto quando voleva essere particolarmente severo; allora la chiamava Angelina Crede Dio. Mamma credeva in Dio secondo l'insegnamento cattolico romano e non voleva abbandonare un vicinato di italiani con le stesse credenze religiose. Usò quest'argomento per convincere papà a restare a Burgettstown. Ma James Foglio, chiamato "little Jim" dai suoi compagni di lavoro, fu inflessibile. "Angelina," disse, "da diversi mesi qualche cosa mi dice di andare a vivere in campagna. Non capisco, ma so che ce ne andremo. Ho preso in fitto una fattoria per dieci dollari al mese a cinque miglia da qui. Si trova nel circolo didattico di Raccoon". Quello fu un discorso lungo per papà che non sapeva né leggere né scrivere.
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martedì 13 gennaio 2015
Fanny Crosby
Fanny Crosby ha scritto più di seimila gospel. Sebbene fosse cieca dall'età di sei anni per via di una malattia, non si lasciò mai vincere dall'amarezza. Una volta un predicatore le disse in tono molto comprensivo: "Penso che sia un gran peccato che il Signore non ti abbia donato la vista, dato che ti ha ricolmato di così tante doti". Senza esitare lei rispose: "Sai, se avessi potuto fare una richiesta quando sono nata, avrei chiesto di nascere cieca!". "Perché mai?", chiese il ministro, sorpreso. "Perché quando andrò in paradiso, il primo volto che i miei occhi potranno contemplare con gioia sarà quello del mio Salvatore!" Uno degli inni della Signoria Crosby era così personale che per anni non lo fece vedere a nessuno. Lo scrittore Kenneth Osbeck, autore di molti libri di innologia, racconta in che circostanza lo recitò in pubblico: Un giorno, durante una conferenza biblica a Northfield, nel Massachussetts, D.L. Moody chiese alla signorina Crosby di testimoniare attraverso un'esperienza personale. Dapprima lei esitò, poi si alzò lentamente e disse: "C'è un inno che ho scritto, ma che non ho mai fatto pubblicare". Lo chiamo il poema della mia anima. A volte, quando son afflitta, me lo ripeto da sola poiché mi dà consolazione". Poi cominciò a recitarlo e molti si misero a piangere: "La corda d'argento un giorno si spezzerà, e cantar più non potrò; ma con gioia mi sveglierò nel palazzo del mio Re! E lo vedrò faccia a faccia, e narrerò la mia storia - sono stata salvata dalla Sua grazia". All'età di novantacinque anni Fanny Crosby entrò nella gloria e vide il volto di Gesù. Questa è la speranza e la certezza di ogni figlio di Dio!
La Manna Francesco
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lunedì 17 novembre 2014
LA Palude Dello Scoraggiamento
Ero in auto e stavo andando a un appuntamento, quando, a un semaforo, accesi la radio: raccontavano la storia di un uomo qualunque che si chiamava George Smith. Aspirava a diventare missionario, perciò programmò il suo viaggio con cura e si preparò per parecchi anni. Finalmente giunse il grande giorno, e partì per un villaggio in cui il Vangelo non era mai stato annunciato. Smith si donò totalmente agli abitanti di quella terra lontanissima, e lavorò duramente, ma purtroppo senza registrare alcun progresso. Dopo aver lottato tutti quegli anni ottenendo pochissimi risultati, almeno a prima vista, cominciò a sentirsi stanco. L'unico successo sembrava essere costituito dalla presenza di un giovane che studiava la Bibbia con lui ogni giorno. Lo scoraggiamento di George Smith divenne così intenso che alla fine ammise di aver fallito e si preparò a tornare in patria. Dette una Bibbia al suo giovane allievo e lo incoraggio a continuare lo studio per imparare a vivere secondo i suoi princìpi. Era così affranto e si sentiva talmente sconfitto che la sua salute ne risentì e morì pochi mesi dopo. Trascorsero alcuni anni e la sua chiesa mandò una delegazione nel villaggio in cui aveva vissuto George Smith per stabilire la possibilità di inviarci un gruppo di missionari. Rimasero a bocca aperta quando videro una chiesa enorme nel centro del villaggio. Furono ancora più sbalorditi quando seppero che c'erano trentuno chiese satelliti nei villaggi circostanti e che la maggior parte della popolazione serviva Dio operosamente. Chiesero: "com'è possibile?". La risposta era semplice: tutto era cominciato con quella Bibbia e con un giovane che aveva iniziato a condividere con entusiasmo la sua fede con la gente che incontrava. Se solo Gorge Smith avesse potuto sapere quanto era importante il suo lavoro, non si sarebbe scoraggiato.
Betty Prince
Trascritta da La Manna Francesco
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