sabato 7 ottobre 2017

Quella macchina me l'aveva data il Signore!



Io provengo da una famiglia molto povera. I poveri stessi ci chiamavano poveri. Anche dopo la mia conversione e quella della mia famiglia, la nostra condizione sociale era ancora quella. Il mio pastore curava due chiese, e noi la domenica andavamo a tutte e due i culti. Il culto della sera era alle ore 18:00; ma noi alle tre del pomeriggio già stavamo sulla fermata dell'autobus, perché il bus a Napoli poteva tanto passare alle 15:05, come alle 17:00. Quindi per non arrivare in ritardo ci anticipavamo prima. Ma noi eravamo tanto felici, gioiosi e allegri nel Signore. Tanto che le persone potevano pensare che stavamo impazzendo per la nostra povertà. Mia madre incominciava a sentirsi anziana, e io pregavo il Signore per una macchina. Una domenica dopo il culto si avvicina a me una sorella tutta gioiosa, tutta contenta e mi fa: "Fratello ti devo dire una cosa, io e mio marito ci stiamo comprando una macchina nuova e ci togliamo quella vecchia. Quindi noi abbiamo pensato a te, tu ci dai solo 500 mila lire, ti fai il passaggio di proprietà, e ti paghi l'assicurazione". Una Ritmo bianca, bianco diciamo - bianca sporca. Gomme lisce, una porta che non si chiudeva bene, un finestrino che non si abbassava, insomma era piena di "optional". Io ero felicissimo, sono tornato a casa e ho detto a mia madre: "Mamma, il Signore ha provveduto, c'è una sorella che ci dà una macchina, mi ha detto che con 500 mila lire c'è la possiamo prendere, facciamo il passaggio di proprietà, paghiamo l'assicurazione e la macchina è nostra!". Mia madre disse: "Va bene, preghiamo!". Noi non avevamo nulla, nemmeno per pagare l'auto! La domenica successiva, dopo il culto, la sorella arriva da me con gli occhi piena di lacrime: "Fratello ti devo chiedere scusa!" - probabilmente aveva detto a qualcuno della sua intenzione, e questi gli avrà detto: "Ma a chi hai chiesto i soldi?". "Io ti chiedo scusa, io e mio marito non avevamo capito in che situazione versavate. Dimenticate i 500 mila lire, fatti solo il passaggio di proprietà e l'assicurazione". Felicissimo, sono ritornato a casa e gli dissi: "Mamma la sorella ha detto che non le vuole più le 500 mila lire. Mi ha detto solo di farci il passaggio di proprietà e l'assicurazione". Mia madre. "Preghiamo!". Stessa cosa la domenica successiva, un'altra volta la sorella: "Scusa fratello, abbi pazienza, noi la macchina te la vogliamo dare ma, pensandoci bene, questa è una macchina che non durerà molto, quindi il passaggio di proprietà che lo facciamo a fare? Fai una cosa: fatti solo l'assicurazione, quando si rompe ci chiami e l'andiamo a rottamare". Contentissimo, sono tornato a casa e ho detto a mia madre: "Mamma la sorella non vuole più il passaggio di proprietà, dobbiamo fare solo l'assicurazione!". Mia madre: "Continuiamo a pregare!". La domenica successiva vado in chiesa e si avvicina lei e il marito, mano nella mano: "Fratello abbiamo un problema e non sappiamo come dirtelo". - Pensavo che la macchina non me la volevano più dare! "Abbiamo un piccolo problema, ti chiediamo scusa però... il problema è l'assicurazione". - "Di che si tratta?" - chiesi io. Poiché lui lavorava nella SIP, ex Telecom, aveva un'assicurazione speciale, la Meie, e non poteva svincolarsi se non dopo un anno. Mi chiese: "Fratello Chiocca, ti dispiace se ti tieni l'assicurazione sulla macchina per un anno?" - "Ma no fratello! Nessun fastidio!". E così la domenica dopo il fratello mi diede la macchina. Piena di benzina e come un signore me ne sono tornato a casa. Quella macchina me l'aveva data il Signore! Dopo un po' il pastore aveva organizzato una campagna evangelistica sulle montagne di Caserta. Una domenica a fine culto, annuncia l'evangelizzazione, e disse: "Abbiamo bisogno di fratelli che mettono a disposizione la loro auto!". Io subito alzai la mano, e il pastore disse: "Va bene fratello... ma vediamo gli altri!" - "No!" - io replicai, "Metto davvero a disposizione la mia auto!" Il fratello che mi aveva dato la macchina quel giorno cambiò atteggiamento e mi fa: "No fratello, ma dove vieni con quel "chiodo" (parola tipica napoletana), quello è un ferro vecchio, sulle montagne di Caserta non ci arriva..." - Tutti a convincermi di lasciare l'auto nel parcheggio. Io replicai: "Quest'auto me l'ha dato il Signore e io verrò con la mia auto!" Quella mattina era di sabato 24 agosto. Nel parcheggio, chi arriva con il fuoristrada, chi con la BMW... io arrivo con la Ritmo. Cercarono un'ultima volta di convincermi a lasciare l'auto lì, senza successo. "Allora noi ci avviamo" - mi dissero. Nel parcheggio chiesi: "Chi vuol venire con me?" Nessuno rispose se non una sorella di ottant'anni. I fratelli si avviarono avanti mentre io andavo a 50 Km allora, altrimenti usciva il fumo bianco. Dopo aver percorso un bel tratto di autostrada, arrivammo all'uscita di Caianello. Mentre sto pagando al casello cosa vedo davanti a me? La macchina nuova del fratello, le luci d'emergenza che lampeggiavano, cofano del vano motore aperto, e il fratello con la testa dentro. Ho fermato la mia auto e ho chiesto spiegazioni: "Fratello che cosa è successo?" - "Ma non lo so queste macchine nuove... 15 giorni di vita..." - Gli ho detto: "Fratello sali sulla Ritmo e andiamo ad evangelizzare!"- Così salì sulla Ritmo che mi diede il Signore e arrivammo a destinazione. Al ritorno si verificò una scena buffa: il carro attrezzi avanti con l'auto del fratello, e noi dietro con la Ritmo. Gloria a Dio per quella Ritmo che il Signore mi aveva dato.
... Attraversa il Giordano e non il Mar Rosso. Forse stai sperando che si apre il Mar Rosso davanti a te! Ma tu lasci che si apra il Giordano! Troppo poco il Giordano? Questo poco che è davanti a te, ti farà entrare in Cannan, nella Terra Promessa. Accontentati di quello che il Signore ti dà e ti ha dato, perché con quel poco che ti ha dato e ti dà giungerai al Cielo. Non disprezzare le cose piccole, ma accettale e ringrazia il Signore con gioia.


Pastore Chiocca Gennaro
Ferrentino Francesco La Manna
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martedì 26 settembre 2017

Che cosa non farebbe una madre per un figlio!

In un paesino di una città del Sud-America, una madre raggiunse l'entrata della scuola dove il figlio studiava. Il ragazzo aveva dimenticato la borsa con la sua colazione. Da lontano la madre lo chiama e gli dice: "Rodrigo! Rodrigo! Il figlio va dalla madre molto irritato e gli dice: "Perché stai qui!? Che sei venuta a fare? Gli amici ridono di me, si burlano e a me mi da vergogna far sapere che sei mia madre! Vattene da qui, ti odio! Io non voglio che tu venga a cercarmi a scuola!" La madre, molto triste, gli dice: "Rodrigo tranquillo, solo volevo portarti i tuoi alimenti! Non voglio che rimani digiuno e ti ammali". Il figlio, ancora più irritato di prima, la insultò e la minacciò di andarsene. La madre se ne andò molto triste e piangendo, perché il figlio l'odiava per il suo aspetto. Al ritorno dalla scuola il figlio ritornò aggredendo verbalmente la propria madre dicendole: "Io non voglio che tu ritorni più nella mia scuola, mi vergogno di te! Tutti i miei amici e le mie amiche si burlano di me e mi dicono che sono un figlio di un mostro, di una donna che ha un occhio di vetro; di una vecchia che usa solo vestiti vecchi e rammentati, con scarpe rotte e consumate, per colpa tua sono diventato lo zimbello della scuola. Tutti mi prendono in giro per causa tua. Passarono diversi anni, e il ragazzo diventò un uomo, si laureò all'università, riuscì ad essere un grande avvocato. Era uno studente che non gli mancò mai un libro, sempre vestito per bene, con vestiti firmati. Perché il "mostro" della madre lavorò notte e giorno per farlo studiare e farlo comparire davanti a tutti come un uomo e un avvocato eccellente! Gli diede fino all'ultimo centesimo per comprare libri, pagare l'università, comprarsi vesti ecc. La madre lavorava nella casa dei ricchi, dove lavava, rassettava e teneva in ordine la casa. Poi la sera dopo aver finito con il suo lavoro, faceva il giro per le case e prendeva abiti da lavare per fare qualche soldo in più. Questa povera donna lavorava fino a tarda notte, per poi il mattino presto ritornare al suo lavoro. Tutto questo lo faceva per il suo amato Rodrigo. Il figlio Rodrigo, quando non ebbe più bisogno della madre gli disse: "Io ti lascio e me ne vado da te. Non ti ho mai sopportata, sei stata l'unica vergogna della mia vita. Mi sono sempre nascosto da te per come andavi vestita, e con quella faccia con un occhio finto mi sembri un mostro. Ho passato molti momenti amari da quando ero piccolo. Fece bene mio padre che ti lasciò per sempre, quello che adesso farò io, adesso lavoro e non ho bisogno più di te. Lasciò la casa e se ne andò, senza voltarsi a salutare nemmeno per un attimo la madre che per quel figlio si sarebbe fatta uccidere. Rodrigo si fece una vita tutta sua, si comprò una casa grandissima, si sposò ed ebbe due splendide figlie. La professionalità, il lavoro di avvocato lo portò ad essere un uomo ricco e famoso. La madre, che nei lunghi anni dove non vide mai il figlio, gemeva e piangeva. Riuscì a sapere dove il figlio viveva, e così andò in città dopo avere percorso quasi 5 ore di autobus. Riuscì a trovare la villa del figlio, e dentro al cuore suo aveva un gran desiderio: riabbracciare suo figlio Rodrigo, anche se erano passati molti anni, e invano lo aveva aspettato nella sua casa al paese. Suonò alla porta, e uscì una splendida ragazza. La donna gli disse: "Ciao, sono tua nonna!". La ragazza si spaventò vedendo l'aspetto della nonna corse subito dal padre e gli disse: "Papi, papi alla porta c'è una vecchia stracciona con una faccia da mostro, non ha un occhio e dice di essere mia nonna!" Il padre usci arrabbiato e gridandole: "Vattene da qui, io non voglio più saper niente di te, brutta strega, ancora mi perseguiti? Vuoi che la mia vita sia distrutta a causa tua? Hai un viso sfregiato in più parti e un occhio di vetro. Vuoi spaventare le mie bambine? Vai via da qui brutta vecchia, e non farti più vedere ne da me e neanche dalle mie figlie!" La donna si avviò per la sua strada piangendo mentre nel suo immenso cuore ancora amava tanto quel figlio che l'odiava con tutto l'odio possibile! Così si avviò nel suo paesino di campagna. Nella sua casa povera e umile, e non pensò mai più di ritornare a vedere suo figlio. Si accontentò di averlo visto per l'ultima volta prima della fine dei suoi giorni, anche se in modo molto arrabbiato. Passarono circa un tredici mesi e il figlio Rodrigo incominciava ad accusare rimorsi nella sua coscienza per il male che aveva fatto a sua madre. Così pensò di andargli a fargli una visita. Quando arrivò nel suo paese presso la casa di sua madre bussò alla porta. Una vicina che lo conosceva gli disse: "Che bello rivederti Rodrigo, come sei cresciuto. Si vede che adesso sei un uomo d'affari. "Si" disse l'uomo con un tono di vergogna. "Cerca sua madre immagino", domandò la vicina."Si", rispose lui. Allora la vicina di casa gli disse: "Vedi figliolo, lei è morta già da 10 mesi, qualche settimana dopo che ritornò dalla Capitale dove tu vivi. Lei aveva un male incurabile già da molti anni, ma non voleva che tu lo sapessi per non darti altri problemi. Lei venne da te perché voleva darti solo un bacio e un abbraccio... solo un bacio voleva darti. Era molto malata e il Signore s'è le chiamata a sé. Prima che tu vada via, tua madre mi ha raccomandato che, nel caso un giorno saresti venuta a cercala, di darti questa lettera". Rodrigo aprì la lettera e incominciò a leggerla. "Amato figlio, ti chiedo perdono di tutto il male che ti ho recato, ma non era mia intenzione recarti danno. Quando tu avevi tre anni, facesti un incidente e perdesti un occhio. Il dottore disse che avresti dovuto aspettare un bel po' prima che gli ospedali potevano procurarti un occhio. Oltretutto, poveri com'eravamo non c'è lo potevamo permettere, sarebbe costato tanto che nemmeno con una colletta di tutto il paese saremo riusciti ad arrivare a quella cifra che chiedono gli ospedali. Noi non avevamo niente, nemmeno l'assicurazione per un dottore. Eravamo molto poveri. Poi ci voleva un occhio compatibile, mi dissero in ospedale. Allora mi feci gli esami e risultò che io potevo donarti l'occhio che a te mancava. Il padrone dove io ho lavorato per oltre 40 anni era un chirurgo, e mi fece fare il trapianto gratuitamente. Così mi operarono e il mio occhio lo donai a te con grande amore, così saresti andato a scuola come un ragazzo normale, senza vergognarti. Ti saresti laureato, ti saresti sposato e avuto figli, come d'altronde è successo. Perdonami adorato figlio se ti ho causato danno! Scusami se sono venuta alla scuola quel giorno per portarti il pranzo. Tu sei stato il dono più meraviglioso che Dio mi ha donato, il tesoro più bello del mondo. Tua madre, il tuo "mostro" come tu mi chiami, che tanto ti ama." Il figlio sentì come una spada che gli attraversava il corpo, si sentì morire dentro per quello che la madre aveva fatto per lui, e di come lui la ricambiò con tanto odio. Si rannicchio sopra ad una pietra strappandosi i capelli, pianse amaramente per non aver mai detto: "Mamma ti amo, grazie!". Quanti figli ribelli ci sono oggi che non ascoltano i buoni consigli dei genitori? Ragazzi/e che non sanno apprezzare i sacrifici di una madre e di un padre. Spero questa testimonianza possa arrivare al cuore di chi sta in guerra con la madre o con il padre, e non solo, ma che ogni cristiano stia in pace con il suo prossimo.
"Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà" (Esodo 20:12).

Leandro Riva (In ricordo suo)
Traduzione dallo spagnolo all'italiano di Ferrentino Francesco La Manna.
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martedì 15 novembre 2016

Come guarire dalla depressione! La Storia di Kei


Quando cominciai ad assumere antidepressivi ero mamma a tempo pieno di tre bimbi, avevo una casa bellissima, un marito con un ottimo lavoro ed eravamo tutti e due impegnati nella nostra chiesa. Da ogni punto di vista esterno la mia vita era perfetta, ma dentro mi sentivo morire. Le responsabilità che altre donne portavano con tanta leggerezza per me erano schiaccianti e le mie giornate erano accompagnate da tristezza e disperazione. Mio marito lavorava molto ed io passavo ore a desiderare che tornasse a casa. Purtroppo, però, la mia disperazione non nasceva tanto da una reale voglia di passare del tempo con lui, quanto da un disperato bisogno di aiuto. Nei giorni in cui

giovedì 8 settembre 2016

Dalla magia nera a Cristo. La storia di Dooren Irvin, ex strega nera e satanista

All'età di 14 anni, Doreen fece un netto taglio con la sua fanciullezza, vissuta in estrema povertà, abbandonandosi alla prostituzione. Ma ancor prima, aveva ricevuto insegnamenti biblici nella scuola domenicale del suo paese. Poco dopo iniziò a lavorare con il nome di "Darèsto ling Diana", diventando ben presto una nota ballerina di stripteás. Nel tentativo di colmare il grande vuoto del suo cuore, cominciò a fare abuso di alcolici e di stupefacenti, diventando così tossicodipendente. Alcune amiche fecero conoscere a Doreen gli adoratori di Satana, ed unitasi a loro, diventò ben presto sacerdotessa.

sabato 11 giugno 2016

Perché Dio creò le pulci?

Questa è una testimonianza triste ma piena di fede preziosa, di due sorelle olandese prigioniere in campo nazista a Ravensbruk. Vennero arrestate perché nascondevano nella loro casa molti ebrei. Loro, e tutta la loro famiglia, erano cristiani molto attivi per il servizio al Signore in Olanda. La sorella più grande, Betsie, non c'e la farà a sopravvivere in campo di concentramento per le troppe fatiche e per il suo fisico debole, ma riesce a ringraziare Dio in qualsiasi occasione, anche nella più tremenda, che io e te non vorremmo mai passare nella nostra vita. Inoltre, insieme alla sorella, furono lo strumento che Dio usò per portare molte anime ai piedi della Croce. L'altra sorella, Corrie, riesce miracolosamente a fuggire dal campo nazista e diventa una testimonianza vivente in tutto il mondo. Oggi anch'essa è tra i santi in cielo con il Signore. Ma i suoi scritti, ancor oggi, raccontano le meraviglie di Dio. Abbiamo preso da un suo libro, “Il Nascondiglio", una delle tante testimonianze. Se hai voglia di leggerla fermati 10 minuti Dio ti benedica.
Ferrentino Francesco La Manna

Lo spostamento delle baracche permanenti avvenne durante la seconda settimana d'ottobre. Fummo fatte marciare, per dieci, lungo un viale di carbonella e quindi in una via più stretta fra le baracche. Parecchie volte la colonna si fermò mentre venivano letti ad alta voce i numeri: a Ravensbruk non si usano mai i nomi. Finalmente furono chiamati quello di Betsie e il mio. "Prigioniera 66729, prigioniera 66730". Uscimmo dalle file assieme a una dozzina circa di altre donne e fissammo la

martedì 31 maggio 2016

La valigia vuota

Un uomo morì. Mentre era sul su letto di morte vide che la sua anima si levò, e andò verso l'altra dimensione. Un angelo di lì a poco lo stava aspettando con una gran valigia in mano. Quando il morto si avvicinò all'angelo, gli disse:
defunto - Così presto è finita la mia vita? Avevo tanti progetti da finire.
angelo - Mi dispiace ma era venuta la tua ora.
defunto - Che porti in quella valigia?
angelo - Le tue cose.
defunto - Le mie cose? Porti le mie cose, i miei abiti, i miei soldi?
angelo - Queste cose non sono più tue, appartengono alla terra.
defunto - Porti magari i miei ricordi?
angelo - Anche quelli non sono più tuoi, appartengono al tempo.
defunto - Magari ci saranno i miei talenti!
angelo - No! Neanche quelli più sono tuoi, ti erano stati dati per le circostanze.
defunto - Ci sarà magari qualcosa dei miei amici, dei miei familiari?
angelo - Mi dispiace amici e familiari non sono per te più tali, appartenevano a quando eri umano,

lunedì 16 maggio 2016

Dalla schiavitù dei "Testimoni di Geova", alla Croce di Cristo Gesù.

Fin da piccola avevo sentito parlare di Dio, mia mamma faceva gli studi biblici con i testimoni di Geova, ed io ascoltavo insieme a lei. Più tempo passava e più mi sentivo innamorata di Geova. Passarono diversi anni e si battezzò mia madre, e così entro a far parte della grande famiglia dei "Testimoni di Geova". In principio sembravano tutto rose e fiori. Poi all'età di 16 anni feci la scelta di battezzarmi anch'io. Smise di continuare a studiare e, lavoravo assieme ad una famiglia dei TdG, andando casa per casa. La mia vita era casa e riunioni di culto nella sala del regno, come la chiamano loro. Ma in me c'era un gran vuoto che non riuscivo a colmare. Più mi dedicavo all'opera di evangelizzazione, più mi sentivo vuota e depressa. Un giorno mi rivolsi a Geova in preghiera: "Geova tu solo mi puoi capire, posso fidarmi solo di te, perché c'è tutto questo vuoto in me? Che cosa mi manca? Ho una famiglia stupenda, una chiesa con dei fratelli meravigliosi (almeno in principio fanno capire di essere così), sono giovane, piena di salute eppure non trovo pace, Geova vienimi in aiuto ti supplico". Ma non trovai risposta. "Come desidero conoscere qualcuno mite e buono come Gesù, che mi possa aiutare ad uscire da questa mia depressione e solitudine dell'anima, in questo tunnel in cui sono entrata. Spero di trovare quello che cerco." Passarono degli anni e a 19 conobbi un ragazzo non TdG,

giovedì 5 maggio 2016

Testimonianza di Joan, ex suora

Voglio ringraziare il Signore per la sua grande misericordia e per come mi ha guidato fuori dalle tenebre alla sua meravigliosa luce. Io sono cresciuta in una famiglia cattolica irlandese e non conoscevo altro modo per servire Dio, se non attraverso la messa e i sacramenti, pregando ai santi. Dopo aver speso gran parte della mia gioventù nella scuola cattolica, decisi di entrare nel convento di Nuoburgh (NY) nel 1955. Chiesi perdono a Dio di tutti i miei peccati e onestamente espressi il desiderio di servirlo per tutta la vita. I miei primi anni spesi in questo convento dominicano erano molto felici, vivendo in comunità con altre suore, insegnando ai bambini e studiando. Il culmine della mia esperienza comunque la ebbi mentre mi trovavo in missione a Porto Rico dal 1970 al 1973. Ebbi modo di frequentare una riunione di preghiera

La testimonianza di Franco Rizzo

Dopo 27 anni mi sono dissociato dall'organizzazione dei Testimoni di Geova, e ho trovato Cristo: la Via, la Verità e la Vita. Voglio raccontare la mia esperienza su come ho conosciuto il Signore Gesù Cristo. Dobbiamo andare un po' indietro col tempo per farvi capire come Dio ha operato nella mia vita. Da bambino all'età di sei sette anni, ascoltavo spesso mia nonna che mi parlava di Gesù. Cominciai ad andare in chiesa, frequentandola molto. Ho fatto anche il chierichetto da cattolico praticante. Mi confessavo spesso anche perché avevo il terrore dell'inferno. In una confessione il prete che mi confessava, voleva sapere troppe cose. Questo non mi era piaciuto anche se allora avrò avuto undici o dodici anni. Da allora smisi di frequentare la chiesa in modo frequente, ci andavo solo perché c'era una ragazza che mi piaceva. Arrivai a sedici anni feci le valigie e me ne andai al nord a lavorare come muratore. Lavoro che ho fatto fino a pochi anni fa finché non mi ammalai. Comunque credevo in Dio e tutte le sere, a modo mio lo cercavo nella preghiera.

martedì 15 marzo 2016

Frank Testa, ex sacerdote cattolico

La mia prima esperienza con il Signore risale all'età di 17 anni. Fino ad allora avevo sempre avuto un certo timore per le cose di Dio, ma l'unico modo che conoscevo per piacere a Lui era attraverso la messa, servendo come chierichetto. Durante gli anni turbolenti dell'adolescenza il Signore toccò il mio cuore mentre leggevo la testimonianza di un uomo condannato alla sedia elettrica. Mi resi conto di essere un peccatore bisognoso di perdono e di salvezza e decisi allora di dare la mia vita interamente per servire Dio. L'unico modo che conoscevo per farlo era di diventare un sacerdote nella chiesa Cattolica, così, dopo le scuole superiori entrai in seminario. Dopo quattro anni di studi, l'Arcivescovo mi mandò all'università di teologia in Belgio per altri quattro anni e nel giugno del 1964 fui ordinato ufficialmente sacerdote e tornai negli USA per cominciare il mio servizio in una parrocchia. Per i prossimi 13 anni feci servizio in diverse parrocchie nelle grandi città del New Jersey, affrontando spesso problemi come razzismo, povertà, droga e alcool. Fui soprannominato "Prete di strada", perché mi occupavo del recupero degli emarginati e di trovare alloggio per i poveri. Dopo 8 anni di preparazione e oltre 12 anni di servizio come sacerdote mi resi conto del compromesso e della corruzione da parte dei miei collaboratori, coinvolti piuttosto nell'edificare strutture che nel destino eterno delle anime. In quel periodo di scoraggiamento e di depressione fui invitato in una chiesa Evangelica Pentecostale. Mi presentai a loro nei miei abiti religiosi, e per la prima volta venni in contatto con un'adorazione carica di potenza e una predicazione ripiena di unzione. Dal profondo del mio cuore gridai: "Signore, questo è ciò che ho cercato in tutti questi anni!" In queste riunioni conobbi persone che vivevano ciò che credevano, che conoscevano la Parola di Dio meglio di me, e questo mi fece sentire umiliato e affamato per conoscere di più. Dopo che terminavo la messa correvo alle riunioni di preghiera dei pentecostali e per un anno cercai il Signore in preghiera, con digiuni, per ricevere direzione da Lui. Diventava sempre più chiaro che non potevo continuare a fare il sacerdote cattolico, perché più studiavo la Parola di Dio, più il Signore apriva i miei occhi su tanti insegnamenti che erano in contraddizione con la Bibbia. In un certo momento il Signore mi mostrò un brano della Scrittura che indicava una chiara direzione per me: "Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo diverso, perché quale relazione c'è tra la giustizia e l'iniquità? E quale comunione c'è tra la luce e le tenebre? E quale armonia c'è fra Cristo e Belial? O che parte ha il fedele con l'infedele? E quale accordo c'è tra il tempio di Dio e gli idoli? Poiché voi siete il tempio del Dio vivente, come Dio disse: "Io abiterò in mezzo a loro, e camminerò fra loro; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo". Perciò "uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d'immondo, ed io vi accoglierò, e sarò come un padre per voi, e voi sarete per me come figli e figlie, dice il Signore Onnipotente". Un po' di tempo dopo aver seguito questa direzione da parte del Signore, mi trovavo ad adorare in una riunione pentecostale, quando una luce mi circondò e lo Spirito di Dio mi fece cadere di faccia per terra e cominciai a parlare in una lingua sconosciuta. Non si trattava di un mero eccesso di emozioni, fui veramente battezzato nello Spirito Santo come lo furono i discepoli nel cap. 2 degli Atti. Dopo un'ora di questa gloriosa esperienza, sentii profondamente in me la voce del Padre che mi diceva: "Tu sei mio figliuolo, ascolta me". Che parole di conforto! Quale grande gioia riempì il mio cuore che per anni era affamato di gioia e consolazione! Due mesi dopo bruciai tutti i miei paramenti cattolici e i miei libri, impacchettai ogni cosa nella mia macchina e lasciai il sacerdozio e la chiesa Cattolica con un passo volontario. Anche se ero ignaro di dove andare e cosa fare, mi sentivo libero e avevo la certezza che il Signore era in controllo della mia vita, come è scritto in Giovanni 8:36: "Se dunque il Figliuolo vi farà liberi, sarete veramente liberi". Molti della mia famiglia mi rigettarono a causa della mia decisione di lasciare la Chiesa Cattolica, ma io sentivo una pace profonda dentro di me. Ero deciso ad ubbidire a Dio ad ogni costo, e a non amare nessuno più di Lui anche se i primi nemici erano proprio quelli di casa mia. Continuai a lavorare tra i poveri nella città di Newark spendendo anche molte ore al giorno, per due anni, prostrato davanti a Dio per essere insegnato di nuovo la Scrittura dallo Spirito Santo. Come sacerdote avevo vissuto la vita di celibato secondo la tradizione cattolica, ma ora ero libero di sposarmi. Io comunque ero così grato a Dio per avermi liberato con la verità, che ero pronto ad entrare nell'eternità da scapolo, se così voleva Dio. Sono contento che Egli aveva altri piani per me. Dal giardino delle donne di Dio, il giardiniere ha colto un fiore molto speciale per me: mia moglie Joan, che è stata una suora Cattolica per venti anni. Ci siamo sposati nel 1980 ed abbiamo servito il Signore insieme fino ad oggi. Per 10 anni abbiamo diretto un ministero per drogati ed alcolizzati e per 17 anni siamo stati occupati nel ministero pastorale. Siamo stati sempre attivi nell'evangelizzazione per la strada e nelle prigioni ed ultimamente il Signore ci ha aperto le porte per insegnare nelle missioni all'estero, come in Africa, per raggiungere i popoli non evangelizzati. La mia preghiera è che questa testimonianza possa essere di incoraggiamento per i cattolici che sono affamati della verità, ai quali lo Spirito di Dio sta rivelando le contraddizioni della religione cattolica, alla luce della Bibbia. La parola di Dio ci esorta ad "uscire di mezzo a loro" per adorare il Padre in Spirito e verità.

martedì 8 marzo 2016

Dai Testimoni di Geova, ai piedi di Cristo Gesù.

Io sono nata e cresciuta in una famiglia di testimoni di Geova. A 16 anni mi sono battezzata; credevo di avere la verità. Andavo a predicare, portando il nome di Geova alle persone, anziché quello di Gesù Cristo. In seguito mi sposai e mi trasferì in Germania. Tre anni dopo, mio marito smise di frequentare le riunioni dei testimoni di Geova, ma io continuai ad andare lo stesso, da sola. Nonostante avessi tanti “amici”, mi sentivo sola, giù di morale, depressa ... Oppressa dai tanti compiti da svolgere per l’organizzazione, come per esempio: andare in servizio per fare proseliti, prepararsi per le adunanze, studio personale, studio per i figli, ecc… Tutto questo per dieci anni. Piano, piano iniziai ad avere dei dubbi. Mi chiedevo se Dio volesse veramente tutti questi sacrifici da noi. Cominciai a saltare le adunanze. Un giorno, facendo ricerche su Internet, andando alla voce “Messaggi subliminali”, mi comparvero anche libri dei Testimoni di Geova, in cui c’erano anche messaggi subliminali a sfondo satanico, rimasi schioccata! Ad un certo punto ebbi paura di approfondire, ma poi, continuai a fare altre ricerche, confrontai queste figure demoniache con quelle dei libri che avevo a casa, erano molto evidenti. Un libro in particolare li conteneva "Rivelazione il suo grandioso culmine è vicino".

lunedì 29 febbraio 2016

I nostri corpi, come tende.

Quando da piccola andavamo in campeggio al mare, pensavo che vivere in una tenda fosse la più grande delle avventure. Sabbia sul pavimento? Cosa importa? Le zanzare? Basta una zanzariera. Sporco o pioggia? Non fa male a nessuno! Vivere in una tenda è proprio divertente! Ora, circa trent'anni dopo, la storia è diversa. A me e a mio marito piace il campeggio, ma non posso starci per molto. Per qualche motivo vivere in una tenda sembra diventare sempre più estenuante ogni anno che passa. Sabbia, zanzare, sporco, pioggia? Ve la lascio! Mi dico dopo quattro o cinque giorni! Forse è per questo che l'apostolo Paolo (che lavorò come costruttore di tende) paragonò la vita nei nostri corpi alla vita in una tenda. Una tenda è solamente qualcosa di temporaneo. Possiamo sopportarla solo per un po'; e ogni anno che passa troviamo sempre più estenuante vivere in questi corpi. Non sei contento che non dovremo gemere e bramare per sempre in queste tende, come dice Paolo in 2 Corinzi 5? Quando penso a questo mi viene in mente la storia di Steve Coyle. Steve, che viveva alle Hawaii, andava a nuotare per un'ora ogni mattina. Un giorno, un incidente mentre si tuffava danneggiò gravemente la sua spina dorsale. Si riprese da quell'incidente, ma tre mesi dopo ne ebbe un altro che lo rese tetraplegico. Persino in questo stato, Steve non si lamentò mai della sua paralisi.

lunedì 15 febbraio 2016

Il miracolo più grande è stato incontrare Gesù, e non come una religione.

Questa è una storia vera, ed è la mia storia. Non potrò mai dimenticare quella sera...
Sono nato in Sicilia nell'era in cui in Italia il boom economico (anche se la Sicilia non ha mai realizzato un vero boom economico), cominciava a dare i suoi primi frutti sull'economia delle famiglie; educato secondo i canoni tradizionali a cui ogni famiglia del tempo faceva riferimento, senza eccessi, ma anche senza penurie, sono cresciuto come tanti altri miei coetanei adeguandomi alle circostanze di un'era che aveva qualcosa di nuovo, e che non si rassegnava a lasciare il vecchio. L'educazione spirituale era quella cattolica, così ho avuto modo di ricevere nella mia vita quei sacramenti, di cui in realtà non capivo né il valore e neanche la necessità, ma era ciò che tutti facevano, e che per tradizione si è sempre accettato senza porre tante domande. Così, crescendo cominciai a fare come faceva mio padre e mio nonno prima di lui, mi recavo in chiesa la domenica mattina non certo per ascoltare le cose che riguardavano Dio (quelle erano discorsi per donne e per vecchi), cominciando a maturare in me l'idea che Dio in realtà non esisteva, era un'invenzione dell'uomo per mascherare la sua debolezza e la necessità di avere almeno la speranza in un qualcosa che nessuno può vedere, un vero uomo neanche pensa di parlare di Dio;

martedì 19 gennaio 2016

Anch'io ero cattolico

Dove si nasce, con chi si nasce e dove ti trovi ha una sua grande importanza. La famiglia, il paese, la cultura, l'educazione ricevuta ma soprattutto la religione, o meglio ancora la fede, sarà quella che più inciderà nel tuo cuore. L'essere umano è una creatura con una capacità intellettiva grandiosa, eppure senza Dio è solo uno stolto. Potrà essere la persona più intelligente del pianeta, ma senza Dio rimarrà sempre uno stolto. Non dare spazio a Dio nel nostro cuore, nella nostra mente e nei nostri pensieri, ci fa essere persone miserabile e spesso crudeli del pianeta. C'è da dire che nessuno è nato con una fede particolare, e nessuno sarebbe capace di distinguere la minima cosa nel regno spirituale, se Dio non gli concedesse la Sua grazia. Per questo che è molto importante dove si nasce, ma soprattutto che eredità spirituale possiedi. Mosè, Davide, Giuseppe, Daniele, Isacco, Abramo ecc., tutti questi grandi uomini di Dio,

giovedì 14 gennaio 2016

Il peccato: una handicap invalidante permanente.

Conoscevamo un uomo in Inghilterra, che non aveva figli, sebbene lui e la moglie avessero pregato a lungo e intensamente perché Dio concedesse loro un bambino in grado di rallegrare la loro vita. L'uomo viveva in una zona economicamente depressa della Gran Bretagna e lavorava in un enorme stabilimento industriale. Il lavoro in fabbrica era fortemente influenzato da un sindacato comunista a cui aderiva la maggior parte dei suoi colleghi di lavoro, e questo non gli rendeva la vita facile. Poi un giorno sua moglie gli disse che era incinta! La loro gioia non conobbe limiti, e in qualche modo lavorare in quell'ambiente ostile assunse una prospettiva completamente nuova. Era più facile ora sopportare le osservazioni beffarde, o perfino il silenzio a cui era costretto e che era il modo preferito dai suoi compagni per punire un lavoratore che non voleva conformarsi alle credenze politiche diffuse. Giunse il momento del parto, e purtroppo vennero a sapere che la bambina era Down.

domenica 27 dicembre 2015

Ama il tuo nemico!

Alle nove e mezza della sera del 16 luglio 1985, uscii di casa all'aeroporto di Karaci per incontrare un collega. Arrivai con dieci minuti d'anticipo, così mi misi a passeggiare su e giù nella parte esterna del complesso aeroportuale. Mentre stavano attraverso l'atrio delle partenze, un uomo mi diede un colpo sulla spalla e mi chiese se conoscevo l'uomo che mi stava indicando. Osservai quell'uomo, che sembrava un pachistano, e dissi di no. Mi voltai per continuare a camminare, ma il mio interlocutore insistette che quell'altro uomo era un mio amico. Ripetei che non lo conoscevo e che dovevo incontrare con una persona agli arrivi. Mi chiese di accompagnarlo all'ufficio controlli sicurezza. Mi misi nuovamente a protestare, quando dieci - quindici agenti della sicurezza mi circondarono

mercoledì 2 dicembre 2015

"Voglio entrare nella vita di Dio"

"Voglio entrare nella vita di Dio," disse il giovane che giunse in casa mia in una tarda serata del 1961. "Perché" chiesi. "Perché voglio che i miei peccati siano perdonati, e alla mia morte voglio andare in cielo" replicò. Il suo nome era Paulo, e aveva sedici anni. Sembrava così timido ed insignificante che ebbi dei dubbi ad immaginarlo capace di resistere alla persecuzione che sicuramente sarebbe seguita. Gli dicemmo che cosa era successo ad altre quattro persone che, in diverse occasioni, erano entrate "nella vita di Dio", e come nessuno di loro sia stato in grado di perseverare. Paulo era molto determinato. Il suo ragionamento era che, anche se lo avessero ucciso, lui non avrebbe avuto nulla da perdere e tutto da guadagnare. Ci inginocchiammo insieme e fece la sua prima preghiera, chiedendo al Signore di perdonare i suoi peccati e di venire nel suo cuore. Due giorni dopo tornò da noi, estremamente combattuto. Aveva detto alla sua famiglia che non avrebbero più dovuto fare sacrifici per lui e che in futuro voleva essere dispensato dalla partecipazione a tutte le cerimonie. Ciò che era seguito fu anche peggio di quello che avevamo previsto. Gli anziani del suo villaggio Papel si riunirono insieme ammonendolo e minacciandolo (e che un giovane rifiutasse gli ammonimenti degli anziani era una cosa inaudita). Da momento che Paulo era rimasto fermo sulle sue posizioni, tutti i suoi parenti vicini e lontani si riunirono e lo piansero in un funerale. Il suo fratello maggiore, quella mattina, si era recato nei campi minacciandolo che se non avesse abbandonato "la vita di Dio", al suo ritorno, quella notte, lo avrebbe picchiato fino a quando non avesse ritrattato, o non fosse morto. Anche suo zio minacciò di ucciderlo, e poi di suicidarsi. Paulo lasciò quella massa esaltata di persone che si lamentavano, e corse da noi. Che cosa potevamo fare? Non ce la sentivamo di azzardarci di tenerlo al centro missionario. Dopo aver pregato per lui e aver provato ad incoraggiarlo, lo accompagnammo a casa e non riuscivamo proprio ad immaginare quello che ci aspettava. Appena entrati nel recinto, sembrò che il Signore avesse fatto calare la calma su tutti loro ed essi ci si riunirono intorno per ascoltare quello che Domingos (un evangelista locale) aveva da dire. Predicò con potenza per circa un'ora, mentre loro erano fermi, immobili, senza quasi fare caso neppure alle zanzare. Quando finì, Paulo, in maniera pacata ma ferma, confessò la fede che aveva appena trovato e parlò della gioia che il Signore gli aveva detto di ubbidire ai suoi genitori e di rispettarli, e che il suo desiderio era quello di rimanere con loro e di lavorare per loro fino a quando non avessero accettato anch'essi Cristo quale Signore e Salvatore. Era stata ottenuta una vittoria. Ora tutti gli occhi erano puntati su di lui per vedere se gli spiriti della tribù si sarebbero presi la loro vendetta. Paulo fu il primo convertito di Biombo a rendere una testimonianza così chiara. Sentivamo che, se avesse continuato così, avrebbe potuto sicuramente essere la chiave per aprire le porte della tribù dei Papel. Nella storia della chiesa Papel, la vicenda di Paulo ha un posto di tutto rilievo. Una settimana o due dopo la sua conversione si presentò sulla nostra strada trascinandosi dietro un'automobilina giocattolo fatta in casa con una corda. Il mio cuore ebbe un cedimento. "E' soltanto un bambino" pensai. "Non potrà mai reggere a tutte quelle pressioni". Mi sbagliavo. Resse. Più tardi gli insegnai a leggere ed egli aiutò nella traduzione del Nuovo Testamento. Prestò anche servizio nel piccolo ambulatorio che gestivamo, dove la sua vibrante testimonianza, insieme con i miracoli di guarigione che il Signore ci donò, pose le basi della chiesa Papel. Alla fine, durante la guerra d'indipendenza, Paulo fu arruolato nell'esercito portoghese. L'obiezione di coscienza non era ammessa, ma egli ebbe fede nel Signore che non avrebbe mai dovuto uccidere. Dio rispose alla sua preghiera: gli fu insegnato a guidare e passò tutto il tempo a guidare Jeep, senza mai sparare un colpo. Più tardi si stabilì nella capitale e, insieme con altri, conquisto molti Papel alla fede in Cristo, e vi fondò due grandi chiese Papel. Paulo fu per diversi anni presidente dell'intera chiesa evangelica della Guinea Bissau. E' ancora un pastore nonché un membrò attivo del Consiglio di Chiesa. Nel corso degli anni, la chiesa di Biombo è cresciuta, arrivando a contare molte chiese. Da un inizio minuscolo, ora ci sono più di duemila credenti Papel nella Guinea Bissau, più alcuni altri in Portogallo.

Lily Gaynor
Francesco La Manna
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venerdì 20 novembre 2015

Liberata dai demoni!

Con uno sforzo sovrumano mi trascinai fino alla porta del tempio del villaggio. La porta si aprì; caddi dentro, all'ingresso, e restai lì a rotolarmi a terra. Uno spirito maligno era venuto su di me. Non avevo coscienza di nessun dolore a quel tempo, ma poi rimasi a letto per tre giorni, tutta dolorante. In un'altra occassione caddi sul fuoco e dovetti essere trascinata via da altre donne. In quel momento non sentii nulla, ma poi soffrii per molto tempo di terribili ustioni sulle spalle. Facevo parte della Defuntos, una congrega femminile. Ci incontravamo in determinate occasioni per certe cerimonie ero una persona importante, avendo ereditato il diritto di portare il pennacchio che apparteneva alla nostra discendenza. Quel pennacchio era stato

venerdì 13 novembre 2015

Il mio aiuto viene dal Signore

Era l'epoca della Seconda Guerra Mondiale, e quel giorno i miei genitori si stavano preparando per andare in chiesa. Una bandiera rossa, bianca e blu con quattro stelle blu faceva bella mostra di sé, appesa alla vetrata della porta d'ingresso. Le stelle rappresentano i due generi e i due figli che stavano presentando servizio nell'esercito e nella marina americana. Mio fratello Vernley presto sarebbe partito per la campagna nell'Africa del nord, mentre l'altro, Wesley, era in marina e si trovava da qualche parte, in alto mare. Mio padre si girò lentamente sulla sedia: sembrava che qualcuno avesse bussato timidamente alla porta. Andò ad aprire e vide un ragazzo in uniforme che gli mise velocemente una busta gialla fra le mani tremanti e scappo via. La mamma si avvicinò per leggere insieme a lui quelle parole strazianti: "Dipartimento di Guerra degli Stati Uniti: siamo spiacenti di dovervi informare che vostro figlio, Wesley Jens Illum, risulta disperso in combattimento". Lo stesso amore che li aveva uniti, durante il parto, mentre li educavano e infine quando li avevano dovuti lasciare andare ciascuno per la loro strada, teneva stretti Hans e Lilly Illum l'uno all'altra, indissolubilmente legati dal loro atroce dolore. Dopo aver pianto a lungo, si inginocchiarono e ringraziarono il Signore, perché nella Sua bontà aveva concesso loro il privilegio di gioire del loro amato figlio per ventisei anni. Poi spedirono dei telegrammi agli altri figli e andarono in chiesa. Essendo solo una ragazza, e ultimogenita di sette figli, la mia reazione a questa esperienza traumatica fu terribilmente diversa. Wesley era il mio amico, il mio confidente, il mio consigliere. Quando quell'orribile messaggio mi raggiunse, mi trovavo da alcuni parenti, sulle montagne della Virginia occidentale. Io e mia cognata stavamo tornando a casa da una visita a mio fratello Vernley, che si trovava a Camp Lee, in Virginia. Zio Sofus, zia Emma e la loro famiglia stavano facendo colazione nella loro casetta accogliente situata in pittoresco paesino di montagna. Quando entrammo in casa, mi chiesi subito, perché fossero tutti così seri. Cercando di trovare le parole giuste, zio Sofus disse con tono compassionevole: "Vonnie, Wesley risulta disperso in combattimento". Appena ebbe pronunziato queste parole, mi gettai per terra con un grido di dolore. Improvvisamente mi sentii assalire da una sensazione orribile. Mi pareva di essere stata intrappolata e stretta in una morsa da una rete con le maglie di ferro. Uscii di casa e mi trovai a correre per la strada, che pareva l'unica via d'uscita rimasta. Quando ebbi esaurito tutte le energie, mi gettai sul bordo della strada ansimando e singhiozzando convulsamente. E Lui era lì! Dio era lì! Mi parlò dolcemente, ricordandomi delle parole che avevo letto tante volte, ma non avevo imparato a memoria: "Alzo gli occhi verso i monti. da dove mi verrà l'aiuto? (Salmo 121:1). Il mio aiuto viene dal Signore! Mi stava abbracciando. Alzai gli occhi velati dalle lacrime verso quei monti che mi erano parsi così strani, abituati com'ero alle distese di campi coltivati dell'Iowa. Tuttavia ora mi trasmettevano un senso di pace. Mi sentivo appagata, circondata non da una gabbia che imprigiona, ma dalle braccia del mio Padre Celeste e dal Suo amore tenero e compassionevole. Era Lui che aveva creato le montagne. Era l'Uomo dei dolori, che conosce il patire, anche il mio. Un po' di tempo dopo avere saputo che Wesley era morto, ricevemmo la sua ultima lettera. In essa faceva riferimento al Salmo 121, lo stesso passo che Dio mi aveva riportato alla mente in quel momento di consolazione. Scriveva: "E' il mio conforto nei miei tristi". Alcuni mesi dopo parlammo con due commilitoni di Wesley che erano sopravvissuti. Ci raccontarono dei particolari orrendi di quella notte spaventosa. Ci dissero anche qual era stata l'ultima preghiera di Wesley, la sera prima della sua scomparsa: "O Signore, ti lodo perché ti conosco e sono pronto a raggiungerti". Un anno dopo ci fu consegnato un secondo telegramma del Dipartimento di Guerra degli Stati Uniti, in cui si dichiarava ufficialmente che Wesley era morto. Tutti noi sapevamo che era vivo per l'eternità. Purtroppo mio padre era convinto che, dopo un anno di incertezze riguardo alla sorte di Wesley, una funzione pubblica in sua memoria non sarebbe stata un bene né per la famiglia né per gli amici. Quando andai per la prima volta lungo la costa dell'Oceano Pacifico, diversi anni dopo, celebrai la mia funzione personale in sua memoria. Ero sola in spiaggia, in piedi davanti all'oceano, con il volto rigato da un fiume di lacrime amare. Fui sopraffatta da un senso di repulsione nei confronti dell'oceano, che mi pareva soltanto una tomba. Poi improvvisamente Dio parlò al mio cuore: "Non è stato l'oceano a portarti via Wesley. Sapevo che aveva bisogno del cielo, perciò l'ho chiamato a me". Scese su di me un senso di pace e di accettazione totale e benedetta, mentre Dio continuava a sussurrarmi nel cuore al di sopra del rumoreggiare delle onde: "E i milioni di persone che dormono nelle profondità abissali e silenziose presto regneranno ancora su questa terra".

Lavon Illum Swink

lunedì 9 novembre 2015

L'ultimo desiderio di un condannato a morte!

A poche ore nella sua cella prima di essere giustiziato, il condannato chiese un ultimo desiderio: un penna e un foglio per scriverci le sue ultime volontà. Dopo di aver scritto per vari minuti, disse alla guardia: "Per piacere, date questa lettera a mia madre". La lettera diceva così: "Cara madre, credo che se ci fosse più giustizia in questo mondo, tu saresti giustiziata come lo sarò io tra poco. Tu sei colpevole di questa mia vita miserabile! Ti ricordi, madre, quando portai a casa quella bicicletta che ti dissi che l'avevo rubata ad un altro ragazzo come me? Mi hai aiutato a nasconderla affinché mio padre non se ne accorgesse. Ti ricordi, madre, quando rubai il portafoglio della vicina di casa? Andammo subito al centro commerciale e spendemmo fino all'ultimo centesimo. Ti ricordi, madre, quando buttasti fuori di casa mio padre? Lui mi voleva solo correggere perché provai a corrompere alcune persone per comprarmi il diploma alla scuola media, con conseguenza l'espulsione dalla scuola stessa. Madre, io ero solo un ragazzo che aveva bisogno di essere corretto e educato. Io ero solo un ragazzo, poi fu adolescente e adesso sono un uomo formato, ma è troppo tardi per tornare indietro e non fare le cose di cui ora mi vergogno. Ti perdono, madre, e vorrei che facesti arrivare a tutti i genitori del mondo questa breve riflessione: che loro sono gli unici responsabili a formare un uomo decente o un delinquente. Grazie madre per avermi dato la vita e grazie anche per avermi aiutato a perderla. Firmato: tuo figlio, il delinquente. Se volete aiutare a salvare i vostri figli, educateli fin da piccoli ad essere ubbidienti, specialmente e principalmente nelle vie di Dio, altrimenti molti di loro cresceranno come degli assassini, dei delinquenti, dei ladri o anche come persone per bene, ma molti saranno pieni di agnosticismo e ateismo. Saranno sempre ribelli a qualsiasi riprensione ed educazione cristiana. Che questo esempio ci possa far riflettere. "Inculca al fanciullo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne dipartirà" (Proverbi 22:6).